DANTE ALIGHIERI- SINTESI INFERNO- Canti V e VI

Allora Minosse si calmò e potemmo varcare la soglia del secondo cerchio.

In mezzo alle tenebre si udivano i gemiti dei dannati che sembravano come sbattuti da una bufera incessante.

“Maestro”, chiesi, “chi sono quegli spiriti così straziati dalla tempesta?”

“Sono coloro che si lasciarono vincere dalla passione amorosa”, rispose Virgilio.

“Parlerei volentieri a quei due che si tengono stretti e sembrano così leggeri…” dissi io.

“Chiamali quando passeranno davanti a noi e vedrai che ti risponderanno”.

Così feci e i due dannati si avvicinarono. Uno dei due cominciò a parlare:

“Oh, anima gentile, tu che hai mostrato compassione per noi, sappi che io sono Francesca da Rimini e questo è Paolo Malatesta. Andai in sposa a Giangiotto Malatesta, signore di Rimini. Ma il mio cuore ardeva per Paolo, mio cognato (fratello di Giangiotto); mio marito ci sorprese insieme e ci uccise”

“Francesca”, esclamai, “le tue sofferenze mi rattristano ma dimmi: come nacque in te l’amore per Paolo?”

“Un giorno eravamo soli e leggevamo la storia d’amore di Lancillotto e della regina Ginevra; arrivati al punto in cui Lancillotto bacia Ginevra, Paolo si chinò tremante su di me e mi baciò…”

Mentre Francesca parlava, Paolo singhiozzava disperato. Commosso dalla loro triste storia, caddi a terra svenuto.

Riprendemmo il viaggio ed arrivammo nel terzo cerchio: qui una pioggia fredda e sporca, mista a grandine, si abbatteva sui dannati, sdraiati e immersi nel fango.

Guardiano crudele di questo girone era Cerbero, enorme mostro con tre teste di cane, occhi rossi come il sangue, barba unta e nera, mani unghiate per graffiare, sbranare e scuoiare gli spiriti che giacevano nella melma.

Quando ci scorse iniziò ad agitarsi, mostrando le zanne ma Virgilio prontamente prese una manciata di terra e gliela scagliò contro. Il mostro spalancò le fauci e la divorò avidamente.

Poi, come un cane sazio dopo tanta brama, si calmò e noi potemmo finalmente passare. Eravamo nei cerchio dei golosi, dove le anime che avevano trascorso tutta la vita a gozzovigliare, adesso erano costretti a rotolarsi nella melma come porci.

Ad un certo punto una di queste anime si sollevò dal fango ed esclamò:”Ehi, tu, che attraversi l’Inferno, non mi riconosci?”

“La sofferenza che hai nel volto mi impedisce di riconoscerti. Ma dimmi: chi sei?”

“Voi fiorentini mi chiamaste Ciacco, a causa della mia golosità”

“Ah, Ciacco! Che pena vederti soffrire così! Ma dimmi, se lo sai, quali saranno le sorti di Firenze?”

“Ci saranno lunghe lotte ed alla fine vinceranno i Neri (la parte nemica di Dante). Ma ti prego, quando tornerai nel mondo dei vivi, ricordami!”

Dopo aver detto queste parole, Ciacco sprofondò nuovamente nel fango ed io e Virgilio riprendemmo il cammino.

Dante Alighieri- Inferno- Canto V- Minosse, vv. 1-15

Così discesi del cerchio primaio
giù nel secondo, che men loco cinghia
e tanto più dolor, che punge a guaio. 3

Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:
essamina le colpe ne l’intrata;
giudica e manda secondo ch’avvinghia. 6

Dico che quando l’anima mal nata
li vien dinanzi, tutta si confessa;
e quel conoscitor de le peccata 9

vede qual loco d’inferno è da essa;
cignesi con la coda tante volte
quantunque gradi vuol che giù sia messa. 12

Sempre dinanzi a lui ne stanno molte:
vanno a vicenda ciascuna al giudizio,
dicono e odono e poi son giù volte. 15

Parafrasi

Così discesi dal primo cerchio (il Limbo)

giù nel secondo (dove sono puniti i lussuriosi) che racchiude meno spazio (rispetto al precedente)

e una pena più tormentosa, che stimola ai lamenti.

Qui sta Minosse che desta orrore, e ringhia:

esamina le colpe all’entrata;

giudica e stabilisce le pene secondo il numero di avvolgimento della coda.

Voglio dire che quando l’anima dannata

gli viene davanti, si confessa di tutto;

e quel conoscitore dei peccati

vede quale luogo dell’inferno è adatto ad essa;

si cinge con la coda tante volte

quanti cerchi vuole che sia messa giù.

Sempre davanti a lui ne stanno molte (di anime):

vanno a turno ciascuna a giudizio;

dicono (le loro colpe) e odono (la sentenza) e poi sono precipitate giù.

Piccolo commento

Sulle soglie del secondo cerchio dell’Inferno troviamo Minosse, il leggendario re di Creta.

Confessa le anime e decreta la pena, indicando la sede assegnata a ciascun peccatore.

Minosse è rappresentato in funzione di giudice infernale da Virgilio nell’Eneide.

Dante accoglie la tradizione classica per quanto riguarda la funzione e il personaggio, ma lo trasforma in una potenza demoniaca con tratti mostruosi e grotteschi.

All’inizio del canto Dante accenna alla struttura dell’Inferno che è un cono rovesciato, costituito da ripiani o ciglioni circolari che si restringono a mano a mano che si scende.

Inoltre più ci si inabissa più si puniscono peccati più gravi e la pena è maggiormente dolorosa.

Dante Alighieri- Inferno Canto V- Paolo e Francesca (vv. 100- 108)

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende. 102

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona. 105

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense”.
Queste parole da lor ci fuor porte 108

Parafrasi

“L’amore, che al cuore nobile rapidamente si attacca,

fece innamorare costui (Paolo) della mia bellezza fisica

che mi fu tolta (con la violenza); e il modo ancora mi offende.

L’amore, che non tollera che chi è amato non riami,

mi prese della bellezza di costui in modo così forte,

che, come vedi, ancora non mi abbandona.

Amore ci condusse ad una medesima morte:

Caina (il luogo dell’ Inferno dove si puniscono i traditori dei parenti) attende chi ci uccise”

Queste parole da Francesca ( che parla anche per Paolo) ci furono dette.

Piccolo commento

Dante e Virgilio si trovano nel secondo cerchio dell’Inferno dove si puniscono i lussuriosi. Come in vita furono travolte dalla passione, così nell’Inferno le anime dei lussuriosi vengono trascinati in continuazione da una bufera di vento. Virgilio nomina alcuni cavalieri e donne nobili che morirono per le conseguenze del loro amore.

Nella seconda parte del canto viene evocata la tragica storia dei due amanti di Rimini, Francesca e Paolo, che furono sorpresi dal marito di lei, Cianciotto Malatesta, e uccisi.

In questi versi Francesca racconta della fatalità della passione che prese entrambi e la forza dell’ amore che non permette a colui che è amato di non ricambiare.

Il personaggio Dante partecipa dolorosamente alla vicenda dei due amanti e ne è profondamente turbato. Ma il Dante autore mette in rilievo il momento culminante della scelta, quella in cui il nobile affetto si trasforma in peccato. Per questo motivo sono da considerare anacronistiche le interpretazioni romantiche in cui il poeta giustificherebbe a livello umano i due giovani.

Queste considerazioni non tolgono niente alla bellezza scultorea di questi versi che sono tra i più belli e noti di tutta la Divina Commedia.