Tom Nichols “La conoscenza e i suoi nemici: l’era dell’incompetenza e i rischi per la democrazia”

In questo libro uscito poco più di un anno fa, lo studioso americano Nichols analizza i cambiamenti della società americana degli ultimi decenni che hanno posto le basi per la nascita di una vera e propria società dell’incompetenza che mina le basi stesse della democrazia rappresentativa.

Come si è arrivati ad una situazione del genere, visto che oggi tutti possono accedere ad una massa di informazione enorme, grazie all’utilizzo di Internet e ad un livello di istruzione che in generale cresce sempre di più?

Secondo l’autore proprio tali cambiamenti, che avrebbero potuto essere una opportunità, hanno convinto i singoli individui che ognuno potesse farsi un’opinione su qualsiasi campo del sapere pur non avendo conoscenze specifiche a riguardo.

Farsi un’idea sulla necessità o meno di vaccinare la popolazione, per esempio, non significa infatti avere gli strumenti per mettersi sullo stesso piano dei virologi che studiano da anni questa tematica. Eppure si è diffusa l’idea che le opinioni di chi si informa su siti Internet possano avere il solito peso di un esperto in materia.

In generale possiamo dire che si è affermato non solo un rifiuto del sapere esistente, ma anche della scienza e della razionalità obiettiva e talvolta si preferisce essere trasportati dall’onda emotiva che seguire un ragionamento logico.

Negli Stati Uniti, dove la visione è fortemente incentrata sulle libertà individuali, questa resistenza all’autorità intellettuale è maggiormente presente rispetto ad altre democrazie. Ma se tale sentimento è sempre stato presente nella società americana, negli ultimi anni la diffidenza nei confronti dei saperi costituiti si è trasformata in una vera e propria ostilità con reazioni che arrivano ad essere anche molto aggressive se si mette in dubbio il singolo punto di vista.

Un esempio che l’autore fa di idee contrarie alle conoscenze scientifiche odierne è quello del movimento del latte crudo che sosteneva che i prodotti lattiero-caseari non trattati non sono solo più buoni ma anche più sani per gli esseri umani.

E anche se i Centri per il Controllo delle Malattie hanno evidenziato che i latticini non pastorizzati presentano una probabilità di causare malattie 150 volte maggiore rispetto ai prodotti non pastorizzati, molti sono ancora convinti come sia inutile ascoltare i medici, visto che si sono sbagliati molte volte.

E’ innegabile che gli esperti si siano talvolta sbagliati ma, se allarghiamo lo sguardo su un panorama più ampio, i numeri ci dicono che questi hanno ragione molto più spesso di quanto si sbaglino, soprattutto nelle questioni essenziali.

Tra i responsabili della proliferazione di idee distorte, talvolta complottistiche, che si oppongono al sapere costituito, c’è sicuramente l’uso distorto di Internet che permette di accedere ad un’enorme mole di informazioni che vengono fruite in maniera superficiale e troppo rapida. Questa modalità non permette di comprendere appieno la complessità delle cose e spesso si preferisce fare proprie teorie o slogan che tendono a semplificare eccessivamente gli eventi.

L’autore riscontra anche un appiattimento verso il basso dei college americani, più preoccupati di attirare potenziali clienti che di porsi come luoghi dove faticosamente si cerca di raggiungere delle conoscenze approfondite delle varie materie di studio.

Per uscire da questa pericolosa situazione, secondo lo studioso gli esperti dovrebbero evitare di chiudersi nelle loro torri di avorio e i profani sforzarsi di informarsi in modo più attento e consapevole per non lasciarsi raggirarsi dall’imbonitore di turno.

Quello di Nichols è sicuramente un libro interessante, anche se a tratti un po’ ripetitivo, che ci fa riflettere su tanti aspetti della realtà americana.

Tali situazioni li ritroviamo con le stesse inquietanti modalità anche nella nostra società.

Gianrico Carofiglio- “La manomissione delle parole”

La manomissione delle parole” è un saggio sul linguaggio e sul potere che ha di raccontare storie e di produrre cambiamenti nella realtà.

Il linguaggio è uno strumento importantissimo che va utilizzato con grande cura e consapevolezza se vogliamo esplorare il mondo in tutte le sue sfaccettature e a diversi livelli di profondità.

Ognuno di noi, quando parla o scrive, dai messaggi sui social alla stesura di un articolo per un giornale, dovrebbe sentirsi responsabile di come usa le parole. Mentre al giorno d’oggi, si tende a riflettere poco, spinti più dall’onda emotiva del momento o dal bisogno di far presto, arrivare prima degli altri, utilizzando più gli slogan che discorsi argomentati.

In questo libro del 2013, l’ex magistrato, ormai scrittore affermato, ci guida con un’indagine rigorosa a riflettere su questa tematica,concedendosi anche sconfinamenti letterari e filosofici che vanno da Aristotele a Don Milani.

Carofiglio parte dalla considerazione che le parole sono spesso prive di significato perché svuotate da un uso eccessivo e inconsapevole.Per questo è necessario restituire loro senso e consistenza.
Con manomissione non intende solo un’operazione di rottura e ricostruzione, ma si rifà anche al significato che aveva nel diritto romano dove indicava la cerimonia in cui uno schiavo veniva liberato,riferendosi allo svincolamento delle parole dalle convenzioni verbali e dai non significati.
L’autore in questo libro riprende molti studiosi che si sono occupati della lingua e cita scritti di autori dall’antichità ai giorni d’oggi.

All’inizio del testo si occupa soprattutto delle parole asservite all’esercizio del potere, mettendo in rilievo come i totalitarismi abbiano ridotto all’osso il lessico da utilizzare perché, come afferma Zagrebelsky,“il numero di parole conosciute e usate è direttamente proporzionale al grado di sviluppo della democrazia”.
Nei tempi attuali, oltre ad un impoverimento del lessico, assistiamo alla progressiva perdita di aderenza delle parole ai concetti e alle cose.

Questo può avere conseguenze nefaste perché bisogna sempre considerare che le parole sono atti, il cui uso genera effetti e dovrebbe implicare responsabilità. E oltre alla sciatteria e alla banalizzazione, ci può essere un fenomeno ben più inquietante: l’occupazione della lingua e la sua manipolazione da parte dell’ideologia dominante.

Nel romanzo “1984” di Orwell, il regime di Oceania non si limita ad alterare la verità della storia, ma crea la Neolingua che ha lo scopo di alterare il linguaggio con cui l’individuo esprime il suo pensiero.

La Neolingua diminuiva la possibilità di pensiero, riducendo al minimo la scelta delle parole e sopprimendo quelle considerate non essenziali.

Infatti, l’abbondanza delle parole e la molteplicità di significato sono strumenti di pensiero; allo stesso tempo, la ricchezza del pensiero esige ricchezza del linguaggio.

Il progressivo contrarsi del linguaggio, in Oceania e in altri luoghi meno immaginari, ha per effetto prima l’impoverimento, poi una vera e propria inibizione del pensiero.
Per contrastare questi fenomeni, che sono tornati attuali, occorre ricominciare ad utilizzare, nella comunicazione, un linguaggio consapevole ma semplice
. L’oscurità delle parole, come afferma Calvino, è profondamente antidemocratica e bisogna sforzarsi di essere chiari, usando parole concrete.
Come eccellenza linguistica Carofiglio cita la Costituzione italiana perché è un testo piano, diretto e lineare, articolato in frasi che non superano le venticinque parole.

Queste due caratteristiche, uso del lessico di base e brevità dei periodi, rendono un testo condivisibile dai destinatari che sono i cittadini. Ovviamente semplice non significa banale. Il rigore è un’altra caratteristica fondamentale.
“La manomissione delle parole” è molto ricco di contenuti e fornisce numerosi spunti di riflessione, sulla lingua ma anche sul modo in cui viene utilizzata al giorno d’oggi, con un invito a tenere alta la guardia e a non rinunciare alle nostre capacità critiche nei confronti della società in cui viviamo.

Un libro che consiglio a tutti coloro che riflettono sul linguaggio e si interrogano sul suo significato.