Il genitore incalzante

Anche i genitori possono essere di varie tipologie. Ce ne sono alcuni molto collaborativi che si organizzano in modo che tutti gli alunni della classe siano inclusi in ogni attività della scuola.

A tale scopo arrivano a contribuire anche a livello economico, tramite una colletta tra di loro, per permettere la partecipazione ad uscite e gite della classe a tutti i ragazzi, anche a quelli che non se lo potrebbero permettere.

Talvolta la loro capacità organizzativa invece ha scopi meno nobili come quello di venire a protestare per il comportamento di alcuni ragazzi, magari molto problematici, che disturbano la lezione, arrivando a suggerire quali provvedimenti gli insegnanti dovrebbero adottare per risolvere tali incresciose situazioni. Ed è inutile spiegare loro che non è consigliabile intervenire in maniera troppo rigida in certe particolari situazioni perché si creerebbe ancora più tensione e lo stato delle cose andrebbe anche peggiorando. Quasi sempre penserebbero che gli insegnanti sono degli incapaci, privi di autorevolezza o volontà di intervenire per salvaguardare il benessere dei loro pargoli.

Poi si possono trovare i gruppi di genitori i quali considerano il corpo docente troppo rigido, che seppellisce di compiti a casa i poveri fanciulli, già oberati dai vari impegni pomeridiani, come lo sport, lo strumento musicale, il corso di lingua. E spesso si trovano a trascorrere le serate a cercare di far finire i compiti ai figli invece di godersi un po’ di riposo, magari davanti alla televisione. Non mancano neanche quelli che vengono a rinfacciare agli insegnanti aguzzini il fatto che non sono potuti uscire nel week-end o partire per una piccola vacanza perché la lezione da svolgere a casa non lo permetteva.

Quando vedono arrivare delle note a casa, scritte dagli insegnanti esasperati dal comportamento dei ragazzi, talvolta firmano senza mettere in dubbio la parola del docente e decidono il provvedimento da adottare per migliorare la condotta dei figli; altre volte rimangono increduli e decidono di sentire la versione del figlio che racconterà l’episodio a modo suo e, forti di queste parole, si recheranno dall’insegnante scrivente per contestare la nota dicendo di conoscere bene il loro bambino e che non mentirebbe mai a loro. A questo punto l’insegnante ingaggerà una discussione affermando la sua buona fede e chiamando magari a testimoniare la docente di sostegno che per fortuna si trovava in classe al momento dell’accaduto.

Il genitore della vittima affermerà allora di aver sentito alcuni compagni di classe del fanciullo che gli avrebbero confermato che in fondo non si era comportato così male e che la docente era stata troppo severa. Le due insegnanti presenti con molta pazienza racconteranno di nuovo per filo e per segno l’accaduto, sottolineando che un adulto ha una capacità maggiore di giudicare gli avvenimenti e che il punto di vista dei ragazzi, pur rispettabile, può essere troppo soggettivo.

Tale discussione alla fine non porterà a risultati concreti visto che ognuno rimarrà sulle sue posizioni, ma da quel momento il genitore cercherà sostegno tra altre madri e padri per sentire se anche loro condividano la sua posizione. Nel caso poi dovessero arrivare altre note, o peggio rapporti, torneranno alla carica sventolando la bandiera del vittimismo e affermando che ormai è chiaro come la luce del sole che quel docente ha preso di mira il figlio e lo sta perseguitano.

Episodi di questo tipo non capitano tutti i giorni ma sicuramente nell’arco di un anno si possono verificare più di una volta. La reazione del docente in questo caso dovrà essere ferma ma non rigida, altrimenti potrebbe avere in poche settimane diversi genitori contro che porteranno le loro ragioni alla Dirigente, la quale non sempre sarà disposta ad appoggiare i suoi insegnanti.

Un’altra critica che talvolta viene fatta è quella di non fare lezioni molto interessanti, giustificando in parte il comportamento dei ragazzi che si annoiano e cercano di trovare altri modi per divertirsi in classe. Ora, fermo restando che l’insegnante deve cercare sempre di presentare gli argomenti in modo stimolante per gli alunni, questi deve comunque svolgere un programma e non può ridurre tutte le lezioni a laboratori e all’utilizzo di materiali multimediali, anche se possono essere utili per facilitare la comprensione di certi concetti. Talvolta stare a scuola implica un lavoro faticoso e, anche se percepito come non troppo interessate, va portato avanti comunque, visto che non si può ridurre l’insegnamento ad uno spettacolo di cabaret o ad una gita a Gardaland dove tutto è divertimento e niente deve essere pesante.

Potete trovare altre storie di questo tipo nel libro raggiungibile attraverso questi link:

https://stores.streetlib.com/it/anna-maria-arvia/le-meravigliose-avventure-di-uninsegnante-precaria

https://www.ibs.it/meravigliose-avventure-di-insegnante-precaria…/9788828368694

J. Swift- “I viaggi di Gulliver”

I viaggi di Gulliver” è un romanzo pubblicato da Jonathan Swift nel 1726.

Inizialmente ritenuto un libro per ragazzi, a causa della presenza di avventure e invenzioni fantasiose, ben presto fu chiaro che l’intento dell’autore era quello di fare una feroce satira della società contemporanea inglese e francese.

Infatti Swift narra le vicende del chirurgo di bordo Gulliver con un occhio che si rivolge costantemente alla realtà storica del Settececento e della condizione dell’uomo in generale.

L’autore fa il resoconto dei viaggi presso popoli singolari e ognuno dei viaggi diventa il pretesto per irridere i meccanismi della politica, l’avidità dell’uomo, l’assurdità del sistema giudiziario e dei pretesti per scatenare le guerre.

I viaggi per mare portano Gulliver prima nel regno di Lilliput, rispetto ai cui abitanti lui è un gigante; poi in quello degli uomini giganti, dove è un essere piccolo e indifeso, in un continuo cambio di prospettiva e del punto di vista che mettono in rilievo la precarietà della condizione dell’uomo.

Passando dall’isola volante di Laputa e dalla terra di Lagado, giunge nel luogo dove cavalli intelligenti regnano su omuncoli ripugnanti sia fisicamente che moralmente ai quali, suo malgrado, il protagonista si accorge di assomigliare.

Il soggiorno tra questi nobili e saggi esseri gli permette di migliorare costantemente e di capire che per vivere bene non è necessario avere più del necessario. Ma la sua imperfetta condizione lo costringerà ad allontanarsi anche da questa terra di pace, in quanto non ritenuto degno, e a tornare in patria dove per molti anni dovrà combattere con il disgusto che i suoi simili gli provocano, ora che riesce a vederli con la luce della verità, cioè come essere egoisti, viscidi, litigiosi e dalle continue brame inappagabili.
Un romanzo sempre attuale nonostante sia stato scritto all’inizio del Settecento in cui si parla di avventure per mare ma allo stesso si fa una spietata satira della società che lascia poco spazio ad una possibile redenzione.

Woolf- Consigli ad un aspirante scrittore

Virginia Woolf è stata una delle figure più importanti della letteratura del Novecento. Oltre alla scrittura, si è dedicata alla critica letteraria e alla lotta per la parità dei sessi.

Tutti conosciamo, almeno per sentito dire, opere come “La signora Dalloway” e “Gita al faro”, nelle quali l’autrice si allontana dalla struttura tradizionale della trama e dei dialoghi e sviluppa tecniche di narrazione più moderne, centrando l’attenzione sul monologo interiore.

Nelle sue opere il tempo non segue una cronologia precisa, ma la narrazione è influenzata soprattutto da pensieri dei vari personaggi o ricordi suscitati da situazioni che questi vivono o dall’ambiente circostante.

Nel saggio “Una stanza tutta per sé”, afferma che una donna deve avere “denaro, cibo adeguato e una stanza tutta per sé se vuole scrivere romanzi”, rivendicando anche per il sesso femminile il diritto e la libertà di essere una scrittrice.

Il libro “Consigli ad un aspirante scrittore” raccoglie una serie di scritti, soprattutto estratti del suo diario, nei quali Virginia Woolf non dispensa consigli a scrittori in erba ma annota considerazioni personali su autori letti, sulla critica, sull’estasi e il tormento della scrittura, e sull’esistenza.

La prima parte è di lettura difficoltosa perché riporta pagine di diario in cui scrive essenzialmente per sé e mancano talvolta riferimenti per comprendere bene quello che dice.

Successivamente, invece, la lettura scorre meglio anche perché l’autrice comincia a registrare i suoi pensieri pensando che qualcun altro, oltre a lei, possa un giorno fruirne. Il testo è interessante perché permette di entrare nella fucina della scrittrice e vederla all’opera mentre si divide tra critica e scrittura, si scava faticosamente dentro e ricerca la forma migliore per riportare sulla pagina quello che vuole esprimere. È un lavoro che diventa talvolta spossante, anche perché intervallato dalle crisi di nervi che periodicamente si manifestavano, ma che non riesce quasi mai ad interrompere se non per brevi periodi.

Leggendo i sui diari possiamo seguire la nascita delle idee che poi si trasformeranno nei suoi capolavori, il lento e paziente lavoro quotidiano, la fatica e l’impazienza di arrivare alla fine, il lavoro di revisione che sembra non concludersi mai e, una volta arrivati alla pubblicazione, l’attesa spasmodica per i giudizi dei critici. E alla fine di tutto, la voglia di ricominciare con un nuovo lavoro.

Di tutte queste fasi è costellata la vita degli scrittori e molti di loro si riconosceranno negli stati d’animo dell’autrice americana, messi a nudo in queste pagine. Così come sentiranno loro quello che lei definisce il vecchio problema dello scrittore: “Come mantenere l’ispirazione eppure essere esatti. Tutta la differenza tra lo schizzo e il lavoro finito