John Steinbeck- Furore

“Furore” è stato pubblicato nel 1939 a New York ed è considerato il capolavoro dello scrittore americano, premio Nobel per la letteratura nel 1962.

La stesura del romanzo richiese a Steinbeck solo 5 mesi.

Lo spunto e i materiali per il romanzo Steinbeck li trasse da una serie di articoli pubblicati nell’ottobre 1936 nel San Francisco News, per documentare le condizioni di vita di una popolazione che, attratta da offerte di lavoro, a centinaia di migliaia, aveva abbandonato il Midwest per raggiungere la California.

Si trattava dei nuovi poveri, bianchi e protestanti, espropriati dalle banche delle loro fattorie, non più redditizie dopo che il cataclisma delle tempeste di polvere aveva disperso l’humus coltivabile.

Il romanzo narra le vicende della famiglia Load che, insieme ad altre migliaia di uomini e donne, è costretta a lasciare le terre che avevano coltivato per generazioni e cominciano un lungo viaggio verso quella che veniva presentata come una terra che offriva opportunità per tutti.

Un libro epico, capace di raccontare le storie dei contadini sfrattati dalla loro terra con una forza e una vividezza uniche;

ripercorrere il viaggio dalle terre riarse dell’Oklahoma, dove i piccoli coltivatori non riescono a ricavare il necessario dal loro lavoro e sono costretti prima ad indebitarsi e poi a lasciare le loro case e i loro campi alle banche creditrici.

Descrive la necessità di caricare tutto quello che hanno su un camion e partire verso la California che volantini distribuiti ovunque dipingono come la terra promessa con i suoi sconfinati frutteti dove abbonda il lavoro per tutti; per poi arrivare a destinazione, senza più un soldo da parte, e scoprire che in realtà le paghe sono da fame e gli affamati sono molto di più della disponibilità di lavoro perché i grandi proprietari hanno giocato proprio sulla sovrabbondanza di manodopera e lo sfruttamento di chi non sa come sfamarsi.

Un libro straordinario con pagine memorabili che raccontano senza retorica la miseria e la rabbia crescente di chi è disperato ma non perde la propria umanità ed è sempre pronto ad aiutare la povera gente che incontra, nonostante non abbia niente nemmeno per sé.

Una vicenda umana in cui sarebbe facile per i protagonisti abbandonarsi alla disperazione ma che, proprio nel momento in cui un’alluvione di proporzioni bibliche sembra spegnere gli ultimi residui di speranza, guidati dalla madre, ormai diventata il vero capo-famiglia, trovano la forza di non arrendersi e proseguire lungo il percorso della vita.

Marco Balzano- “Resto qui”

“Resto qui” è un romanzo pubblicato nel 2018 dallo scrittore milanese Marco Balzano, secondo classificato con quest’opera al Premio Strega e vincitore di altri riconoscimenti.

Il romanzo è stato tradotto in numerosi stati esteri sia europei che extraeuropei.

“Resto qui” è un romanzo sul senso di radicamento, sull’idea di identità legata all’appartenenza ad un luogo preciso dove si è nati e dove la propria famiglia vive da sempre. Un luogo che sembra ai margini del mondo ma che, suo malgrado, viene investito dagli avvenimenti del XX secolo che lo travolgono e trasfigurano. Prima l’arrivo del fascismo, poi quello dei nazisti cambiano completamente il modo di vivere degli abitanti di Curon, un piccolo centro dell’Alto Adige, che si trovano a dover scegliere tra restare e andarsene e iniziare una nuova vita altrove.
Sopravvissuti alla seconda guerra mondiale, pur con ferite e divisioni che non verranno più meno, complice anche il trauma privato dell’allontanamento della figlia piccola, la famiglia di Trina si accinge a riprendere la vita di un tempo. Ma ciò che non è stata in grado di fare la guerra, riesce il progresso e l’industrializzazione dello stato italiano che, senza curarsi minimamente delle esigenze del territorio dei suoi abitanti, fa costruire una grande diga che sommergerà tutto l’abitato, lasciando scoperto solo il campanile della chiesa. Anche in questo caso, anche se straziati da quest’ennesimo sopruso, Trina e il marito decidono di rimanere, accettando il piccolo prefabbricato messo a disposizione dalla ditta di costruzione nel nuovo abitato fatto costruire a monte del precedente, senza la possibilità di tenere più gli animali e fare la vita da contadini, visto che pascoli e campi da quelle parti non ce ne sono più.
Scritto con un linguaggio piano, fatto di brevi ma incisive frasi, il libro di Balzano è un’intensa pagina di storia italiana e, allo stesso tempo, un riuscito tentativo di elevare una storia privata a modello universale, valida al di là del contesto da cui trae ispirazione.