Federico Rampini- La seconda guerra fredda

Rampini, profondo conoscitore sia della società cinese che di quella americana, in questo libro spiega in maniera chiara come siano cambiati negli ultimi decenni i rapporti tra le due maggiori economie mondiali.

Esamina la capacità della Cina di assorbire, in modo più o meno lecito, il know-how industriale e tecnologico di molte aziende occidentali, in cambio dell’ accesso al suo sterminato mercato, per poi insidiare in molti settori la supremazia americana e sostituire con le proprie imprese quelle straniere. Per questo motivo ormai grandi aziende come Amazon o Apple non sono più leader del mercato cinese, ma sono state soppiantare da colossi locali che non hanno niente da invidiare ai loro omologhi americani.

Per raggiungere tali livelli ha giocato un ruolo importante il forte nazionalismo cinese che ha portato lo stato a favorire le proprie imprese, oltre al forte accentramento dei poteri che è stato portato avanti del leader Xi Jinping. Lo stesso leader cinese ha più volte sottolineato che il suo Paese è destinato ad allargare sempre di più la sua leadership economica e questo può portare beneficio secondo lui anche agli altri popoli. Xi ha raccomandato alle potenze occidentali e in particolare agli Usa di non cadere nella trappola di Tucidide, il quale, quando Atene stava emergendo come potenza militare ai danni di Sparta, affermò come inevitabilmente si sarebbe arrivati ad una guerra, fatto che puntualmente si verificò.
Rapini fa anche notare che l’allarme per la crescita della Cina è presente non solo in Trump che risponde spesso in modo emotivo e non sempre efficace, anche se con motivazioni che sono tutto sommato condivisibili, ma in molti politici anche democratici.
Il fatto che la Cina sia uscita più o meno indenne dalla grande crisi del 2008 ha fatto spesso ribadire al suo leader maximo che tutto sommato la forma di governo cinese si possa considerare più stabile ed efficiente rispetto alle democrazie occidentali che da qualche anno sembrano sempre più in crisi.
Un buon libro che illumina in modo equilibrato e non ideologico i poteri di forza che governeranno il mondo nei prossimi decenni.

Tim Marshall- “Le dieci mappe che spiegano il mondo”

“Le dieci mappe che spiegano il mondo” è un saggio dello scrittore e giornalista inglese Tim Marshall pubblicato nel 2017.

Marshall è un grande esperto di politica estera, con oltre venticinque anni di esperienza giornalistica in cui ha seguito numerosi eventi bellici.

In questo libro, scritto in modo chiaro e appassionante, l‘autore fa sua la teoria del determinismo geografico, secondo la quale la conformazione territoriale di uno stato definisce in modo spesso decisivo quale potrà essere il suo sviluppo.

Quindi la presenza di barriere naturali come montagne, oppure di una rete fluviale articolata e navigabile, o di risorse naturali possono avere un aspetto rilevante su tanti aspetti della nostra società, come la strategia politica, militare o lo sviluppo sociale o del commercio.

Per quale motivo, per esempio, Cina e India, che hanno in comune un confine lunghissimo, non si sono mai scontrate in una guerra vera e propria? Semplicemente perché li separa la catena montuosa più alta al mondo, l’Himalaya.

Esaminando il più grande stato al mondo, ovvero la Russia, Marshall afferma che la mancanza di un porto in acque temperate è sempre stato il tallone d’Achille di questo Paese e l’annessione della Crimea risponde in parte a questa esigenza, anche se si trova in un mare interno come il Mar Nero. Avere porti le cui acque ghiacciano diversi mesi l’anno contribuisce a fare della Russia uno stato geograficamente svantaggiato. E se non avesse grandi disponibilità di gas e petrolio, lo sarebbe ancora di più.

L’Europa occidentale ha avuto dalla sua parte un clima che ha assicurato alla regione le piogge necessarie per le coltivazioni intensive e il suolo adatto per portarle a maturazione. Una rete di fiumi navigabili e spesso collegati tra di loro hanno fatto il resto.

Al contrario l’Africa non è stata favorita dal suo territorio, a causa della mancanza di porti naturali, avendo coste piatte, e della caratteristica dei fiumi, molto grandi e ricchi d’acqua ma inadatti come via di trasporto a causa della presenza di numerose cascate. Inoltre il commercio via terra è stato ostacolato da ampie zone difficili da attraversare, come deserti e giungle. Anche il clima, che ha favorito la diffusione della malaria in diverse zone del continente, non ha certo contribuito al suo sviluppo.

In questo testo l’autore analizza tutte le varie regioni del mondo, dagli Stati Uniti all’America Latina, dal Medio Oriente all’Asia, soffermandosi in particolare sulla Cina e di ognuna di queste, esamina la conformazione del territorio e di come questo abbia influito o ostacolato il suo sviluppo. L’ultimo capitolo del libro riguarda una zona quasi totalmente disabitata, ma che con il progressivo ed irreversibile scioglimento dei ghiacci, è già diventata la meta delle mira dei Paesi che vi si affacciano, per la presenza massiccia di minerali e fonti di energia: l’Artide.

In questa zona, i più attrezzati e con una presenza più massiccia sono senz’altro i russi, sicuramente in vantaggio rispetto ad altri popoli nell’affrontare condizioni climatiche così difficili.

I paesi e le aziende che vorranno mettere le mani sulle ricchezze dell’Artide dovranno sfidare un clima impossibile, con notti senza fine, il mare che ghiaccia diversi mesi l’anno e onde che a largo raggiungono i 10 metri.

Il progresso tecnologico può in parte aiutare a superare questi ostacoli ma non li eliminerà del tutto. Per questo motivo, ci sarà bisogno della solidarietà e l’aiuto reciproco di popoli diversi per superare le difficoltà.

L’apertura nei confronti dell’altro dovrebbe prevalere sulla competizione per le risorse. Ma su questo punto sembra che ci sia ancora tanta strada da fare.