Raymond Carver- Cattedrale

Che cosa hanno di particolare i racconti di Carver?

In genere nei suoi racconti non succede nulla, perché le cose sono già accadute o stanno per accadere.

Prima di Raymond Carver, la letteratura si occupava sostanzialmente dei momenti topici della vita delle persone.

Ma, secondo lo scrittore americano, quando i fatti esplodono non sono poi così interessanti.

Non è l’esplosione a essere decisiva, ma il momento in cui è stata accesa la miccia. E questo momento può essere anche molto lontano nel tempo e forse, mentre accade, non sospettiamo che quell’avvenimento, apparentemente leggero e insignificante, potrà cambiare completamente la nostra vita.

Cattedrale, pubblicato nel 1983, è il suo libro più importante. In questi racconti è concentrata tutta l’energia che Carver aveva accumulato e dalla quale è scaturita ogni parola successiva.

Dopo aver consegnato il libro, Carver non ha lavorato per un bel po’ di tempo. E’ come se avesse detto tutto quello che aveva da dire in quel momento.

Carver applica la letteratura a quella parte quasi inconsistente che è la vita; e così davanti a noi, mentre leggiamo, c’è proprio la vita così com’è.

Il racconto che dà il titolo alla raccolta è uno dei più significativi. All’inizio ci sono due personaggi che non sembrano avere molto in comune. Uno dei due deve accogliere in casa uno sconosciuto, per giunta cieco, ed entrambi sono insofferenti a questa situazione.

Ma nel racconto avviene un profondo cambiamento e nel breve arco della narrazione vediamo un sentimento di poca umanità trasformarsi in un sentimento profondamente umano, in modo semplice e sorprendente allo stesso tempo.

Un testo da leggere, come la raccolta a cui dà il nome.

Siviglia e Cordoba: perle dell’Andalusia

L’Andalusia è una regione sempre inondata dal sole, in ogni stagione dell’anno. Ma se in estate le alte temperature rendono il viaggio faticoso e a tratti disagevole, in inverno possiamo attraversare queste terre con un clima quasi sempre mite e senza l’incertezza delle condizioni meteorologiche che caratterizzano altre mete invernali (almeno nel nostro continente).

Tra le città più belle dell’Andalusia c’è Siviglia, il capoluogo della regione. Il centro storico è abbastanza raccolto e si può visitare tutto a piedi, godendo delle bellezze del luogo come l’imponente cattedrale, una delle più grandi al mondo, il suo campanile, ex minareto, la torre dell’oro e la maestosa forma semicircolare della Plaza de Espaňa.

Ma a Siviglia ci si può perdere anche tra gli stretti vicoli del centro, ammirarne gli scorci, farsi sorprendere dalle piazzette che si aprono all’improvviso, quasi sempre allietati dai caldi colori degli aranceti. E ancora i parchi e i grandi spazzi verdi, le passeggiate lungo il Guadalquivir, fermarsi a bere o a mangiare tapas nei numerosi bar all’aperto, confortati dalla sensazione di trovarsi a casa e non in un paese straniero.

Prenotando in tempo, è possibile visitare l’Alcazàr, antica fortezza araba e poi palazzo reale, dove la mescolanza tra stile islamico e occidentale ha prodotto un’alchimia di architettura, colori e decorazioni che sorprendono profondamente il visitatore.

Con quaranta minuti di treno veloce da Siviglia, si arriva a Cordoba, altra perla dell’Andalusia. Dalla stazione, attraversando giardini e perdendosi nel reticolato di stradine e piazzette del quartiere ebraico, si arriva alla Mezquita, un edificio immenso dove l’architettura islamica si mescola con quella cristiana. Dopo aver attraversato il Patio de los Naranjos, il cortile della arance, varcato l’ingresso, ci si trova immersi in una moltitudine di snelle colonne, sormontate da doppie arcate che creano un effetto moltiplicatore che allarga lo spazio donandoci una vaga percezione dell’infinito.

La meraviglia che investe il visitatore lo spinge a percorrere in lungo e in largo questa foresta di 856 colonne, rapito dalla loro linearità e dalla fuga prospettica, smarrendosi tra le 19 navate dove si possono ammirare altri elementi di architettura araba come il mihrab, che indica ai fedeli il luogo verso cui pregare.

In origine le colonne erano 1293 ma, quando Cordoba fu riconquistata dai cristiani, la moschea fu convertita in cattedrale, abbattendo la parte centrale per far posto ad un miscuglio architettonico gotico-rinascimentale-barocco, sontuoso ma sacrilego perché ha causato la rottura dell’unità del bosco di colonne.