Raymond Carver- Cattedrale

Che cosa hanno di particolare i racconti di Carver?

In genere nei suoi racconti non succede nulla, perché le cose sono già accadute o stanno per accadere.

Prima di Raymond Carver, la letteratura si occupava sostanzialmente dei momenti topici della vita delle persone.

Ma, secondo lo scrittore americano, quando i fatti esplodono non sono poi così interessanti.

Non è l’esplosione a essere decisiva, ma il momento in cui è stata accesa la miccia. E questo momento può essere anche molto lontano nel tempo e forse, mentre accade, non sospettiamo che quell’avvenimento, apparentemente leggero e insignificante, potrà cambiare completamente la nostra vita.

Cattedrale, pubblicato nel 1983, è il suo libro più importante. In questi racconti è concentrata tutta l’energia che Carver aveva accumulato e dalla quale è scaturita ogni parola successiva.

Dopo aver consegnato il libro, Carver non ha lavorato per un bel po’ di tempo. E’ come se avesse detto tutto quello che aveva da dire in quel momento.

Carver applica la letteratura a quella parte quasi inconsistente che è la vita; e così davanti a noi, mentre leggiamo, c’è proprio la vita così com’è.

Il racconto che dà il titolo alla raccolta è uno dei più significativi. All’inizio ci sono due personaggi che non sembrano avere molto in comune. Uno dei due deve accogliere in casa uno sconosciuto, per giunta cieco, ed entrambi sono insofferenti a questa situazione.

Ma nel racconto avviene un profondo cambiamento e nel breve arco della narrazione vediamo un sentimento di poca umanità trasformarsi in un sentimento profondamente umano, in modo semplice e sorprendente allo stesso tempo.

Un testo da leggere, come la raccolta a cui dà il nome.

Carver e la scrittura essenziale

«È difficile essere semplici. La lingua dei miei racconti è quella di cui la gente fa comunemente uso, ma al tempo stesso è una prosa che va sottoposta a un duro lavoro prima che risulti trasparente, cristallina. Questa non è una contraddizione in termini. Arrivo a sottoporre un racconto persino a quindici revisioni. A ogni revisione il racconto cambia. Ma non c’è nulla di automatico; si tratta piuttosto di un processo. Scrivere è un processo di rivelazione.»

Questa affermazione che Carver fa in un intervista del 1987 racchiude l’essenza stessa della sua scrittura, risultato finale di un lungo processo di revisione che hanno contribuito a renderlo un autore di culto.

Infatti la particolarità di Carver è quella di raccontare la quotidianità dell’America del suo tempo con uno stile privo di fronzoli ma molto curato.

Carver viene da una famiglia della working class e per molti anni lui stesso ha svolto lavori umili per mantenere la moglie e i figli. Nella sua scrittura fa rivivere questo mondo dove i protagonisti affrontano molteplici difficoltà per sbarcare il lunario e spesso annegano le angosce di tutti i giorni nell’alcol. Non ci sono grandi avvenimenti nei suoi racconti, ma la semplicità della vita di tutti i giorni, talvolta drammatica, talvolta semplicemente priva di senso se si scava sotto una superficie che può apparire anche bella e patinata in certi casi.

Spesso lo scrittore non spiega tutto al lettore, ma tratteggia delle situazioni a cui quest’ultimo con la sua immaginazione deve trovare un senso che quasi sempre è drammatico e senza speranze.

La raccolta “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”, pubblicata nel 1981, aveva la sua peculiarità proprio nel fatto di avere uno stile molto lineare e scarno.

Ad onor del vero bisogna dire che la versione originale, che troviamo sotto il titolo di “Principianti”, era molto più ampia di questa. Tale testo è stato tagliato e sistemato dal famoso editor Gordon Lish che lo ha reso molto più snello e essenziale, contribuendo al suo enorme successo.
Carver probabilmente non era del tutto d’accordo con questo ampio lavoro di sfrondamento e alla fine della carriera rivendica l’importanza del testo originario come più vicino al suo modo di scrivere.

Nel corso della sua carriera Carver cercherà di allontanarsi dallo stile di questa raccolta e, dopo un lavoro incessante, approderà alla conquista di una sua originalità. Dal realismo rarefatto della prime raccolte raggiungerà il realismo visionario delle ultime, consegnandosi alla storia della letteratura del Novecento.