Dante Alighieri- L’INFERNO- Sintesi dei canti da I a V

Avevo circa 35 anni quando, senza sapere come, mi persi in una cupa foresta. Era terrificante e, se ripenso a quella selva oscura, provo ancora una grande paura.

Avanzavo per trovare una via di uscita, quando ad un tratto giunsi ai piedi di un colle illuminato dal sole. Sentii rinascere la speranza in me e mi sentivo quasi in salvo quando apparvero sul mio cammino tre fiere (animali feroci) che mi sbarravano la strada e mi impedivano di avanzare. Erano una lonza (una specie di leopardo o una lince), una lupa e un leone.

Fui preso dalla disperazione perché dovevo tornare indietro verso quella spaventosa foresta. Mentre tornavo verso il basso, mi apparve una figura che prima era avvolta nella nebbia e poi si fece più chiara a mano a mano che si avvicinava. Gli implorai di aiutarmi, uomo o fantasma che fosse, perché non sapevo come fare.

Egli mi rispose: “Ormai sono morto. Nacqui al tempo di Giulio Cesare, fui poeta e cantai le avventure di Enea”.

Fui molto sorpreso ed esclamai: “Ma allora tu sei il grande poeta romano Virgilio! Sei il poeta che amo più di tutti. Quello a cui mi ispiro. Ti prego, aiutami a sfuggire a queste belve feroci!”

“Se vuoi uscire da qui, dobbiamo fare un’altra strada. Perché questa lupa uccide tutti quelli che incontra. Seguimi. Faremo un viaggio nell’Oltretomba per salvare la tua anima. Passeremo attraverso l’Inferno, dove sentirai le urla disperate dei dannati ed arriveremo in Purgatorio, dove vedrai le anime rassegnate ad espiare la propria pena con la speranza di essere poi accolte in Paradiso. Qui continuerai il viaggio verso il Regno dei Beati con qualcuno assai più degno di me. Io infatti sono dannato e non posso entrare in Paradiso”.

Dette queste parole, Virgilio cominciò ad avanzare ed io lo seguii. Si stava facendo sera e il mio cuore era pieno di dubbi e di paure. “Maestro”, chiesi a Virgilio, “chi sono io per poter compiere questo viaggio nell’Oltretomba?”

“Una donna bellissima” mi rispose Virgilio “di nome Beatrice, è scesa nel Limbo dove mi trovo e mi ha chiesto di venire in tuo aiuto”.

Nell’udire queste parole mi commossi: Beatrice, la donna che tanto avevo amato e che adesso era Santa in Paradiso mi proteggeva! Pieno di fiducia esclamai “Andiamo dunque, mio maestro”

Ci trovammo poi davanti ad un portone dove erano scritte queste minacciose parole:

Io sono la porta che conduce nella città del dolore, nel dolore eterno e tra le anime perdute. Lasciate ogni speranza voi che entrate”

Era la porta dell’Inferno e fui colto da grande paura. Ma Virgilio mi prese per mano e mi sospinse oltre il portone, nelle tenebre eterne.

Qui pianti, sospiri e lamenti risuonavano nell’oscurità.

“Maestro, chi sono questi spiriti che piangono così forte?” Chiesi a Virgilio.

“Sono le anime degli ignavi, coloro che non furono così malvagi da meritare l’Inferno e neppure buoni da meritare il Paradiso, ma vissero senza mai prendere una decisione. Ma non parliamo di loro ma guarda e non ti fermare”

Allora mi girai e vidi una folla di spiriti nudi che, tormentati da vespe ed insetti, erano costretti a correre dietro ad una banderuola senza stemma. Per la legge del contrappasso che vige nell’Inferno infatti, visto che nella vita non si sono mai schierati né per il bene né per il male, ora sono costretti a correre in eterno inseguiti da insetti fastidiosi.

Intanto eravamo giunti presso la riva di un grande fiume dalle acque nere, l’Acheronte, dove si era raccolta una moltitudine di anime. Ad un certo punto vedemmo dirigersi verso di noi un vecchio dalla barba ed i capelli bianchi, con due occhi fiammeggianti come fossero di brace. Era Caronte, il nocchiero infernale, che da sempre traghettava i dannati sull’altra riva.

“Guai a voi anime malvagie” gridava “non sperate di rivedere il cielo, io vengo per portarvi dall’altra parte, nelle tenebre eterne, nei tormenti del fuoco e del gelo”.

Poi, accortosi della mia presenza, gridò “E tu cosa fai, anima viva? Allontanati da codesti che sono morti”.

“Caronte”, gli rispose Virgilio, “non ti arrabbiare così; è per volere divino che quest’uomo scende nell’Inferno.”

Allora Caronte si calmò ma quelle anime, disperate e nude, a sentire le sue crudeli parole, iniziarono a maledire Dio e i loro genitori che li avevano fatti nascere. Poi Caronte li radunò tutti sulla barca e li traghettò sull’altra sponda, mentre una nuova folla di anime si era già raccolta pronta per essere trasportata.

Mentre le anime si allontanavano sul fiume, la terra si mise a tremare e una terribile raffica di vento ci investì. Caddi in un sonno profondo e al risveglio mi trovavo sull’altra riva dell’Acheronte. Tutto intorno si udivano solo gemiti e sospiri.

“Dove siamo?” Chiesi a Virgilio.

“Siamo nel Limbo, nel primo cerchio dell’Inferno, dove si trovano le anime dei grandi spiriti dell’antichità, vissuti prima che Cristo venisse sulla Terra. Non avendo ricevuto il sacramento del Battesimo non possono godere della beatitudine del Paradiso. Guarda, quella con la spada in mano è Omero, gli altri sono Orazio, Ovidio e Lucano, grandi poeti latini”.

Continuammo il cammino e giungemmo nel secondo cerchio.

Davanti all’ingresso stava Minosse, un enorme demonio ringhiante che ascoltava le colpe dei dannati e poi, a seconda del peccato commesso, avvolgeva la coda intorno al corpo tante volte quanti erano i gironi nel quale l’anima doveva scendere.

Per esempio due giri di coda significava che l’anima era destinata al secondo cerchio, tre al terzo e così via.

“Ehi tu che stai per inoltrarti nell’Inferno, bada a quel che fai!” esclamò Minosse. Ma Virgilio pronto rispose: “Perché gridi così Minosse? Non cercare di impedire il cammino di quest’uomo, è voluto da Dio!” Allora Minosse si calmò e potemmo varcare la soglia del secondo cerchio.

DOMANDE

1) Cosa accadde a Dante quando aveva circa 35 anni? Chi incontrò andando verso il colle?

2) Chi era Virgilio? Per dove guiderà Dante?

3) Chi era Beatrice? Che funzione ha nel viaggio di Dante?

4) Cosa vide Dante scritto sulla porta dell’Inferno?

5) Chi erano gli ignavi? Quale era la loro pena?

6) Che cos’era l’Acheronte? Come si faceva ad attraversarlo?

7) Quali anime stanno nel Limbo? Perché?

8) Chi era Minosse? Quale era il suo ruolo?

Dante Alighieri- Inferno- Canto X- Cavalcante Cavalcanti, vv. 52-72

Allor surse a la vista scoperchiata
un’ombra, lungo questa, infino al mento:
credo che s’era in ginocchie levata. 54

Dintorno mi guardò, come talento
avesse di veder s’altri era meco;
e poi che ’l sospecciar fu tutto spento, 57

piangendo disse: «Se per questo cieco
carcere vai per altezza d’ingegno,
mio figlio ov’è? e perché non è teco?». 60

E io a lui: «Da me stesso non vegno:
colui ch’attende là, per qui mi mena
forse cui Guido vostro ebbe a disdegno». 63

Le sue parole e ’l modo de la pena
m’avean di costui già letto il nome;
però fu la risposta così piena. 66

Di subito drizzato gridò: «Come?
dicesti “elli ebbe”? non viv’elli ancora?
non fiere li occhi suoi lo dolce lume?». 69

Quando s’accorse d’alcuna dimora
ch’io facea dinanzi a la risposta,
supin ricadde e più non parve fora. 72

Parafrasi

A quel punto apparve fuori dall’apertura dell’arca

un’ombra, accanto a Farinata, visibile fino al mento:

credo che si fosse alzato sulle ginocchia.

Guardò intorno a me, come se desiderio

avesse di vedere se qualcun altro fosse con me;

e dopo che il dubbio fu del tutto sopito,

disse piangendo: “Se attraverso questo buia

prigione vai per l’altezza del tuo ingegno,

dov’è mio figlio? E perché non è con te?”

Ed io a lui: “Non vengo per mia volontà e mio merito:

colui che attende là (Virgilio) mi guida attraverso questo luogo

forse a colei che (Beatrice, simbolo della fede) il vostro Guido ebbe in disprezzo”.

Le sue parole e il tipo della pena

mi avevano di costui già fatto comprendere il nome;

perciò fu la (mia) risposta così esplicita.

Immediatamente drizzatosi in piedi gridò: ”Come

hai detto? Egli ebbe? Egli non vive ancora?

Non ferisce i suoi occhi la dolce luce del sole?”

Quando si accorse che qualche indugio

mostravo prima di rispondere,

cadde riverso e non apparve più.

Piccolo commento

Ci troviamo nel cerchio degli eretici e in questo canto Dante si concentra sugli epicurei. Con questo termine, all’epoca di Dante, si definivano coloro i quali negavano l’immortalità dell’anima.

Tra questi troviamo Farinata degli Uberti, grande capo ghibellino che si opponeva alla parte guelfa a cui apparteneva Dante; e Cavalcante Cavalcanti, padre di Guido, poeta e caro amico di Dante.

Cavalcante è sicuro che l’ingegno del figlio lo renda degno del viaggio ultraterreno al pari di Dante. Questi gli risponde che la sua venuta è stata possibile non per i suoi meriti ma per essersi affidato ad una guida Celeste (Beatrice, simbolo della fede) che Guido, essendo eretico, forse ha disdegnato.

Così come con Farinata, anche in questo caso la giustizia di Dio colpisce l’attaccamento ai beni e alle passioni terreni e prolunga in eterno l’angoscia di questi uomini che avevano rifiutato nel presente la dimensione dell’eterno.

Gli eretici sono chiusi in sepolcri arroventati. Sono puniti col fuoco nell’Inferno, come nel mondo vengono mandati al rogo.

Dante Alighieri- Inferno. Canto I – La selva oscura (vv. 1-12)

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Tant’ è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.

Io non so ben ridir com’ i’ v’intrai,
tant’ era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

Parafrasi

A metà del cammino della nostra vita (circa 35 anni)

mi ritrovai in una selva oscura

poiché la diritta via (che conduce alla virtù) era smarrita.

Ah, quanto è arduo dire com’era

questa selva selvaggia aspra e difficile

che solo a ripensarvi rinnova la paura!

Tanto è piena di tormento che poco più angosciosa è la morte;

ma per trattare del bene che vi trovai (il soccorso del cielo tramite Virgilio)

dirò prima delle altre cose che vi ho visto (le tre fiere).

Non so ridire bene come vi entrai,

tanto ero pieno di sonno (dell’anima, offuscata dal peccato) a quel punto

che la vera via abbandonai.

Piccolo commento

Il viaggio di Dante si svolge nella settimana santa dell’anno 1300. Il poeta, smarrita la retta via, si ritrova in una selva oscura. La selva è simbolo di una condizione di traviamento morale e intellettuale nel protagonista e, più in generale, della corruzione della civiltà cristiana.

Il punto del verso 11 si riferisce al periodo dopo la morte di Beatrice quando al poeta venne a mancare il soccorso delle donna amata che lo indirizzava sulla retta via. Persa la sua guida, Dante rivolge i suoi passi per via non vera e persegue immagini del bene fasulle.