“Elementi di stile nella scrittura” di William Strunk

La prima edizione di questo libro risale al 1918 quando un professore universitario di nome Strunk lo pubblicò a sue spese per gli studenti del corso di inglese che teneva alla Cornell University.

Il suo intento era quello di sintetizzare in poche decine di pagine le più importanti regole grammaticali e sintattiche della lingua inglese.

Ma questo libro ben presto si diffuse ben oltre l’ambito accademico fino a diventare una vera e propria bibbia per quattro generazioni di scrittori americani.

Ma qual è il segreto del suo successo? Il punto fondamentale è che il libro non dice solo ciò che si dovrebbe sapere sulla scrittura, ma non dice niente di più.

Strunk sembra suggerire che allo scrittore sono necessarie poche ma molto chiare norme sintattiche e compositive. Tutto il resto è talento e applicazione.

L’edizione italiana è stata curata dall’editor e redattore Mirko Sabatino che ha anche aggiunto alcuni paragrafi e inserito note esplicative per renderlo fruibile al pubblico italiano.

Il primo capitolo tratta di regole d’uso elementari della lingua, come ad esempio l’utilizzo della punteggiatura, che dovrebbero essere scontate ma non sempre lo sono.

Nel secondo capitolo si passa all’esame delle norme compositive partendo con una riflessione sulla costruzione del capoverso che dovrebbe essere l’unità minima di composizione. Questa struttura dovrebbe cominciare con una frase-chiave e concludersi con un richiamo alla frase di partenza.

Strunk raccomanda poi di privilegiare la forma attiva perché più diretta e incisiva di quella passiva.

Fondamentale è anche usare un linguaggio chiaro, specifico e concreto. Infatti lo specifico è più efficace del generale, il chiaro del vago, il concreto dell’astratto.

Tutti gli studiosi concordano nel dire che tale tipo di linguaggio contribuisce a suscitare e a tenere desta l’attenzione del lettore. La grandezza di scrittori come Omero, Dante e Shakespeare dipende soprattutto dalla loro costante ricerca di chiarezza e concretezza.

L’autore sconsiglia per esempio di utilizzare l’avverbio non in modo elusivo.

Infatti:

Non era mai puntuale

è meno efficace di

Era sempre in ritardo

Quindi meglio usare Disonesto che Non onesto, Futile che Non importante.

Strunk dice anche di evitare le parole inutili in quanto una frase non dovrebbe contenere più parole del necessario, né un capoverso più frasi del dovuto, per la stessa ragione per cui un disegno non dovrebbe contenere linee inutili.

Ovviamente questo non significa trattare l’argomento in maniera generica e superficiale ma ogni parola deve essere significativa.

Ad esempio, è meglio:

Questo argomento

di

Questo argomento che.

La sua sua storia è strana

di

La sua storia è di quelle strane

L’espressione “il fatto che” in particolare dovrebbe essere eliminata ovunque:

A causa del fatto che

meglio sostituirlo con

Poiché

Malgrado il fatto che

con

Benché.

Nel terzo capitolo sono analizzate alcune questioni di forma come l’uso delle parentesi, degli accenti, delle maiuscole. Questa parte può essere utilizzata in caso di dubbi che sorgano nel corso della scrittura.

Nel capitolo successivo invece l’autore si sofferma su alcune espressioni che vengono usate in modo improprio. Termini come aspetto, carattere, caso, fattore, utilizzate in contesti dove non hanno alcuna ragione d’essere, hanno un effetto ridondante e prolisso:

Atti di carattere ostile

si può sostituire con

Atti ostili

Nell’appendice vengono trattate alcune questioni di stile che riguardano più da vicino la scrittura creativa.

Una dei difetti più diffusi tra gli scrittori principianti è quello di attirare l’attenzione su se stessi. La buona scrittura dovrebbe essere sempre al servizio della storia e lo scrittore dovrebbe stare dietro la sua opera, non davanti.

Il nucleo fondante di ogni frase è costituito da nomi e verbi, quindi bisognerebbe concentrarsi su quelli e poi eventualmente aggiungere avverbi o aggettivi, usandoli sono se funzionali a quello che si vuole esprimere.

Ogni scrittore fa le sue scelte. Hemingway, nei racconti, utilizza frasi semplici con pochi aggettivi e avverbi. Eppure la sua scrittura è estremamente precisa.

Lo scrittore prima di cominciare deve scegliere se utilizzare la prima persona, la terza o lo stile indiretto libero. Nel primo caso il narratore è il protagonista del racconto e potrà raccontare solo quello che ha vissuto e visto personalmente. La sua visione del mondo sarà inevitabilmente soggettiva e faziosa.

Se si sceglie la terza persona, invece, la voce che racconta è quella di un narratore esterno, che riporta fatti accaduti ad altri. Può riferire solo fatti esterni, cioè visibili, come azioni, dialoghi, senza dare alcun giudizio oppure entrare anche nei pensieri dei personaggi o dare informazioni che nessuno dei personaggi conosce.

Lo stile indiretto libero invece è una narrazione per metà soggettiva e per metà oggettiva. Il narratore racconta la storia in terza persona, ma decide di non abbandonare mai il personaggio principale. Il punto di vista sembra obiettivo ma in realtà è interno alla narrazione, è quello del personaggio scelto.

In questa parte del libro ci si sofferma inoltre sull’importanza del ritmo che viene dato dal taglio delle frasi, dalla sintassi, dalla scelta dei vocaboli, dei tempi verbali e dalla punteggiatura.

Riguardo la sintassi si può privilegiare l’uso di frasi subordinate (ipotassi) che danno al testo un andamento riflessivo e lento, oppure utilizzare soprattutto frasi coordinate (paratassi) che accelerano il ritmo del racconto e lo rendono più concitato.

Molto importante anche la scelta dei tempi verbali. Il presente velocizza il racconto e si adatta bene alle storie di azione. Il passato è più indicato per le storie di atmosfera.

L’imperfetto è un tempo ambiguo, nebuloso e per questo motivo è il tempo in cui si raccontano i sogni e le fiabe.

Il dialogo è lo strumento con cui il personaggio prende vita. Il carattere del personaggio si può anche descrivere, ma è solo nell’incontro con gli altri che viene tratteggiato nella sua essenza e nelle sue contraddizioni. Dal suo modo di parlare capiamo tratti del suo carattere e della sua condizione sociale che lo scrittore non ha detto esplicitamente.

Nell’appendice vengono trattati anche altri aspetti molto importanti della scrittura come l’importanza dell’incipit e del finale, della suspence e del linguaggio figurato, l’utilizzo della narrazione non lineare.

Non potendo condensare tutto il materiale presente in un post, ho dovuto fare alcune scelte per dare un’idea di quello che si può trovare in questo fondamentale libretto la cui lettura consiglio caldamente a tutti, sia agli appassionati di scrittura che di lettura.

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ESTRATTI DAL LIBRO 2

Ciao a tutti,

anche questo mese presenterò alcuni estratti dal mio libro che per alcuni giorni sarà in promozione a 99 centesimi. Buona lettura!

Dario

Nella classe erano presenti diversi elementi particolari tra i quali emergeva rumorosamente Dario, un vispo ragazzo con i capelli alla moda, che sentiva sempre il dovere di intervenire anche quando non era richiesto. Una collega mi raccontò che l’anno precedente Dario era stato sorpreso in classe mentre consultava un giornalino porno e per questo motivo erano stati convocati i genitori. Questi erano venuti, anche se infastiditi per aver dovuto lasciare il lavoro; tra l’altro non sembravano così sconvolti dall’accaduto anzi il padre appariva quasi orgoglioso del fatto che il figlio stesse crescendo dimostrando la giusta mascolinità.

Dario era molto precoce con le ragazze e, insospettiti del fatto che durante le lezioni chiedesse di andare in bagno sempre alla stessa ora, scoprimmo che si dava appuntamento con varie fanciulle della scuola. Non si capisce come nessuna delle custodi non si fosse mai accorta di questi avvenimenti. Infatti, sono loro che devono vigilare quando i ragazzi escono dall’aula, visto che gli insegnanti sono impegnati ad intrattenere gli altri. Decidemmo allora di ridurre al minimo le sue uscite fuori dalla classe, mandandolo eventualmente in orari diversi rispetto a quelli che sembrava preferire, ovviamente scatenando le sue energiche proteste.

Verso la fine dell’anno scolastico fu segnalata dallo stesso Dario una scritta in bagno di minacce verso la preside ed era firmato “Le nuove brigate rosse”. Ovviamente nessuno prese sul serio tali minacce ma qualche sospetto cadde su chi l’aveva fatta notare in quanto era stato visto, questa volta sì, prima entrare in bagno, poi uscire e poi rientrare e segnalare il ritrovamento dell’iscrizione. Dario non era un ragazzo antipatico, anzi era anche una persona buona quando veniva preso al di fuori delle ore di lezioni ma ci fece davvero passare un anno tribolato.

Walter

Tornando all’assegnazione dei casi a Casale, dopo una lunga discussione a me toccò Walter, un ragazzo di prima media con una storia familiare molto difficile. Walter era nato dalla relazione tra una madre semi sbandata e un uomo che, dopo la nascita del figlio, non se l’era sentita di rimanere con la compagna. Entrambi erano molto giovani e nei primi anni di vita il bambino stette un po’ con la madre e un po’ con i nonni materni i quali ad un certo punto ebbero in affidamento il nipote perché la madre palesemente non era in grado di occuparsi di lui. Quindi Walter crebbe nella fattoria dei nonni in condizioni migliori di quando era con la madre ma un po’ allo stato brado, senza ricevere una vera e propria educazione. Quando fu in terza elementare il padre, che ogni tanto lo andava a trovare, non riuscì più a tollerare lo stato in cui vedeva il figlio e ne chiese l’affidamento che alla fine ottenne. Lo portò a vivere con lui, la nuova compagna e la figlia avuta da questa, oltre alla nonna paterna che viveva con loro. Fu un altro grosso cambiamento nella vita del bambino che reagiva spesso in modo incontrollato, mettendo a dura prova la pazienza di tutti i nuovi familiari, ma era pur sempre un altro passo verso una situazione più normale.

Il primo giorno di scuola conobbi Walter, un bambino paffutello con dei profondi occhi neri su un viso dai bei lineamenti. Portava i capelli lunghi, raccolti in una coda, come, scoprii più tardi, li teneva il padre. Dopo poche decine di minuti che eravamo in classe, cominciò subito a mettersi in mostra facendo interventi che non erano pertinenti con quello che diceva l’insegnante di matematica, la quale comunque si mostrò molto paziente, visto che i primi giorni erano dedicati all’accoglienza dei nuovi arrivati.

Nei giorni successivi Walter cominciò a mostrare tutto il suo repertorio che andava da commenti fuori luogo sui compagni di classe a interruzioni della lezione per dire qualunque cosa gli venisse in mente, fino ad arrivare a veri e propri scoppi di violenza quando si sentiva provocato dagli altri. Infatti, nella sua classe, come spesso accade, c’era qualcuno che, accortosi delle sue reazioni sopra le righe, si divertiva a stuzzicarlo o guardandolo ridacchiando o facendo commenti inopportuni, oppure anche accusandolo di qualcosa che non aveva fatto. Osservando meglio il loro comportamento mi accorsi che qualcuno, particolarmente acuto, tirava fuori dei pallini di carta da sotto il banco, ed esclamava che era stato Walter a lanciarli. La situazione divenne presto di difficile gestione e, pur cercando di parlare con i suoi compagni e di sensibilizzare i genitori, spiegando loro la situazione, il clima non migliorò molto. Momenti di tensioni continuarono a presentarsi per tutto l’arco dell’anno scolastico e ovviamente questo non aiutava la crescita di Walter.

Puoi trovare il libro qui: https://www.amazon.it/meravigliose-avventure-uninsegnante-precaria-ebook/dp/B07FRXC2V2/ref=zg_bsnr_508820031_23?_encoding=UTF8&psc=1&refRID=K597692F4QXNXTSYCCQH

Recensioni ricevute:

Recensione 1
http://www.recensioniperesordienti.it/category/recensioni/

Recensione 2

https://www.librierecensioni.com/recensioni/le-meravigliose-avventure-di-un-insegnante-precaria-anna-maria-arvia.html

Estratti dal libro

Buongiorno a tutti!

Visto che siamo ormai sotto Natale, volevo mettere a disposizione qualche estratto del mio libro dove raccolgo le mie esperienze sul mondo della scuola. Così vi potete fare un’idea sullo stile di scrittura che ho adottato.

Estratto uno

Il ricevimento generale

Un momento topico dell’anno scolastico è il ricevimento generale dei genitori che si tiene in genere due volte l’anno in pomeriggi prestabiliti di dicembre e aprile.

 Chi non riesce per vari motivi a venire ai ricevimenti mattutini, si raccoglie davanti alla scuola almeno mezz’ora prima dell’orario prefissato, formando una calca sempre crescente. Guadagnare le prime posizioni è importante in quanto, quando verranno aperte le porte, chi si troverà più vicino all’ingresso, potrà entrare per primo e, cercando di orientarsi il più velocemente possibile tra i corridoi e le aule, potrà apporre il suo nome prima degli altri sulle liste dei singoli docenti.

Quando sarà scoccata l’ora X, la custode preposta andrà ad aprire le porte della scuola alla folla vociante e intrepida, facendo subito un balzo di lato per evitare di essere travolta dallo sciamare dei genitori che si lanceranno dentro quasi correndo.

In alcune scuole, certi genitori si organizzano in maniera più astuta, suddividendosi i compiti. Così ognuno di loro va alla conquista della lista di un insegnante diverso e, oltre al suo nome, scrive anche quello di altri genitori che in quel momento stanno operando su altri fronti, ricambiando il favore.

In questo modo, quelli che non conquistano le prime posizioni o, peggio, sono arrivati alcuni minuti in ritardo, finiscono in fondo alla lista e rischiano di dover aspettare diverse ore prima di essere ricevuti oppure saranno costretti a rinunciare. Per fortuna alcuni presidi vietano questa pratica da far west e nella circolare che informa sul ricevimento generale viene chiaramente menzionato il divieto di scrivere altri nomi oltre al proprio sulle liste di prenotazione.

La folla assediante è anche molto attenta a chi entra nella scuola quando ancora non sono aperte le porte. Se vedono arrivare un insegnante che non conoscono e che si dirige verso l’ingresso, costui viene seguito da una miriade di sguardi sospettosi, temendo che qualche genitore non stia rispettando l’ordine di arrivo. Alcuni cominciano a consultarsi a voce bassa, chiedendosi se conoscono quella persona misteriosa e se abbia il titolo per introdursi nell’edificio scolastico. Se non si trova la risposta, qualche mamma più intrepida intercetta il sospettato prima che sia troppo tardi e gli chiede se è un docente. Ricevuta la risposta positiva, tutti si tranquillizzano e riprendono l’attesa.”

Estratto due

I corsisti

Anche tra i corsisti la fauna era piuttosto variegata. La maggioranza della popolazione era ovviamente femminile ma si potevano trovare anche alcuni esemplari di sesso maschile. Tra questi c’era Carmine, corpulento ragazzo campano, che amava parlare più delle ricette che preparava in cucina che degli argomenti delle lezioni che probabilmente percepiva come noiosi e a tratti fastidiosi. Un giorno in fondo alla grande aula dove si tenevano le lezioni più affollate comparve una signora piuttosto corpulenta la quale, seduta placidamente davanti una cattedra che vi era posizionata, stava consultando delle riviste di gossip e moda. Era la madre di Carmine che era venuta a trovarlo e, non sapendo cosa fare nel pomeriggio, lo aveva accompagnato a lezione. Ogni tanto alzava gli occhi e provava ad ascoltare quello che veniva detto dai docenti ma subito tornava a più piacevoli occupazioni.

Poi c’era Pina Pineta, che si era laureata in qualche misteriosa università privata del meridione, e ogni volta si stupiva dell’insormontabile difficoltà degli argomenti trattati. Dopo l’esame di Geografia si era molto lamentata delle ostiche domande che le avevano posto su un argomento, a suo dire, difficilissimo, di cui non aveva mai sentito parlare: la Guerra Fredda. Inutile dire che non riuscì a superare il primo anno.

 Ovviamente non erano tutti privi di competenze e disinteressati. Era presente una piccola percentuale di giovani donne sempre chine sull’immancabile portatile che si impegnavano al massimo e talvolta intervenivano per condividere il loro punto di vista. Qualcuna di queste le ho viste più di una volta avventarsi sul professor Urtis appena prima di cominciare le sue magniloquenti lezioni o subito dopo averle terminate. Alcune addirittura si precipitavano a sistemargli il microfono prima che iniziasse a parlare.

Il libro

Titolo: Le meravigliose avventure di un’insegnante precaria

Autore: Anna Maria Arvia

Genere: umoristico/ autobiografico/romanzo di formazione

Casa editrice: self publishing (su piattaforma StreetLib)

Data pubblicazione: 18/07/2018

Pagine:155 (versione ebook)

Prezzo attuale: 1,99 euro

Sintesi del libro:

L’autrice ripercorre, con un tono semiserio, il suo percorso personale che la ha portato dalla laurea in Lettere al raggiungimento dell’agognato ruolo.

Il libro parte dallo smarrimento seguito al conseguimento della laurea, affronta il surreale biennio della scuola di specializzazione che la porterà alle prime chiamate per le supplenze nei luoghi più disparati della provincia.

Nel corso della narrazione, l’autrice mette in evidenza il suo processo di formazione, attraverso le più diverse esperienze tra situazioni difficili e bizzarre, barcamenandosi tra colleghi, genitori e alunni di ogni tipo.

Largo spazio è dato anche ai rapporti umani che si vengono a formare, soprattutto con i ragazzi disabili. Con tutti gli alunni, ma con loro in particolare, è impensabile avere un rapporto di mera trasmissione di nozioni o di regole educative. .

Solo così sarà possibile creare un rapporto di reciproca fiducia ed educare davvero.

E’ un testo che permette di calarsi nel mondo della scuola, facendo emergerne le varie problematiche che ogni giorno, dalla sua trincea, un insegnante deve affrontare.

Dove trovare il libro:

https://www.ibs.it/meravigliose-avventure-di-insegnante-precaria…/9788828359197


Il refuso infestante

Una delle preoccupazioni maggiori dello scrittore autopubblicato è il proliferare, nella sua opera appena sbocciata, di molteplici e multiformi imperfezioni dovute a distrazioni, errori di battitura, e talvolta addirittura, Dio ce ne scampi, a errori ortografici.

Tali mostruose manifestazioni permangono anche dopo aver trascorso ore e ore nella lettura e rilettura del prezioso scritto per il semplice fatto che l’occhio dello scrivente non è mai abbastanza distaccato e, specialmente se pretendiamo di fare le nostre correzioni sul testo digitale, sarà sempre possibile, anzi probabile che qualcosa sfugga.

Sarebbe opportuno trovare un essere caritatevole disposto a sacrificarsi per la nostra causa e che si accolli l’onere di leggere il nostro “capolavoro” per scovare le imperfezioni che si celano tra le pieghe delle pagine scritte, ma raramente troviamo qualcuno che non fugga a gambe levata davanti a tale richiesta.

E purtroppo, nonostante tutti i nostri sforzi, talvolta i refusi superano di slancio il fossato della pubblicazione ed approdano nell’opera depositata nei maggiori book store, con il risultato di andare a deliziare i malcapitati lettori che coraggiosamente si sono presi la briga di acquistare e leggere il frutto del nostro ingegno.

Per fortuna, la maggior parte delle piattaforme di Self Publishing permettono di correggere il proprio manoscritto, anche dopo la pubblicazione, e mettere una toppa sui tanti errori scovati magari rileggendo, armati di penna rossa, il libro in versione cartacea.

Anche il mio scritto ha avuto un percorso simile e ora, ripulito (spero) adeguatamente lo potete trovare in una versione più presentabile. 

https://stores.streetlib.com/it/anna-maria-arvia/le-meravigliose-avventure-di-uninsegnante-precaria

https://www.amazon.it/meravigliose-avventure-uninsegnante-precaria-ebook/dp/B07FRXC2V2/ref=zg_bsnr_508820031_23?_encoding=UTF8&psc=1&refRID=K597692F4QXNXTSYCCQH

La scrittura dilatata

Ho cominciato a scrivere il mio libro a settembre dello scorso anno e, tra prima stesura, aggiustamenti e revisione finale, ho deciso di mettere la parola fine a giugno di quest’anno.

Ho scritto nei ritagli di tempo, quando ero libera dal lavoro e da altre incombenze della quotidianità, ma mi sono imposta di mettere insieme almeno 2-3 pagine alla settimana perché considero necessario mantenere un ritmo costante, anche se non sempre sostenuto, ad ogni attività che si vuole svolgere seriamente.

La lentezza con cui riempivo le pagine è stato anche molto utile alla vitalità e alla ricchezza dei contenuti, in quanto mi permetteva di riflettere su quello che avevo scritto, decantarlo come si fa con un vino invecchiato, e di apportare cambiamnenti che, almeno nelle intenzioni, dovevano essere migliorativi.

La dilatazione del tempo mi ha permesso anche di richiamare alla mente episodi accaduti ormai oltre dieci anni fa, alcuni dei quali pensavo fossero ormai sepolti nelle pieghe della memoria e che, soprendentemente, sono riemersi in modo anche vivido e ricchi di particolari.

Mentre scrivevo ho anche scelto alcune letture che mi sembravano potessero aiutarmi nella stesura del mio scritto.

A questo scopo, ho letto alcuni testi più tecnici su come pubblicare in self publishing, come il libro “Professione scrittore” di Giuseppe Amico da cui ho trattato utili suggerimenti; oppure il testo di Gianrico Carofiglio “Con parole precise” che rispondeva alla mia esigenza di avere uno stile di scrittura che fosse il più chiaro preciso.

Per quanto riguarda la ricerca sul linguaggio umoristico, che caraterizza almeno a tratti il mio scritto, ho preso come riferimento, tra gli altri, alcuni libri di Stefano Benni e soprattutto i romanzi di Jerome, di cui “Tre uomini in barca” è sicuramente quello più riuscito per la sua misurata comicità british e la ricchezza di spassosi aneddoti.

Elogio del self publishing

Ho deciso di inaugurare questo neonato blog con un articolo che riguarda la mia esperienza di autrice autopubblicata. Buona lettura!

Da diversi anni mi turbinava per la mente l’idea di scrivere un libro sulla mia esperienza di insegnante precaria della scuola. Infatti, quando dal porto sicuro del posto di ruolo guardavo indietro nel tempo, mi rendevo conto di aver avuto le più disparate esperienze, come se avessi attraversato un mare dove si navigava a vista e si attraccava ora su un isolotto ora su un altro, cambiando in continuazione approdo.

Tra l’altro, quando raccontavo a voce i vari aneddoti del mondo della scuola, riscontravo sempre l’interesse e la curiosità anche di persone che non erano insegnanti. Avevo quindi maturato la convinzione che questo argomento potesse interessare anche i non addetti ai lavori.

Le informazioni che avevo raccolto sulla editoria tradizionale mi avevano però fatto desistere, considerate le difficoltà che avevano trovato autori sconosciuti e, come me, alle prime armi.

Fino a quando non mi imbattei nel self publishing, un modo tutto nuovo di fare editoria, in cui un autore diventa imprenditore di se stesso e deve solo inserire il proprio scritto su una piattaforma da cui in pochi giorni verrà distribuita in tutti i principali store online.

Questa operazione ha richiesto lavoro e molta applicazione, visto che ero completamente a digiuno di nozioni di impaginazione, suddivisioni in capitoli, grafica per la creazione della copertina ma, con costanza e abnegazione, sono riuscita a superare anche queste difficltà tecniche che inizialmente mi apparivano come ostacoli invalicabili.

A questo punto mi sono trovata con il libro che risultava presente su moltissimi store online ma con nessuno che lo conosceva. Era come fosse entrato in una biblioteca ma fosse stato relegato in uno scaffale appartato, nei dintorni del quale non si aggirava anima viva. Nessuno a parte me poteva farlo emergere, purché nessuno sapeva della sua esistenza. Cominciava una nuova fase, anch’essa completamente nuova per me e priva di punti fermi.

Certo, il rischio di fare un buco nell’acqua era presente, non avendo grandi conoscenze nel campo della promozione dei libri autopubblicati. Ma è vero anche che esistono moltissimi siti e materiali online che forniscono suggerimenti e strumenti di cui ci si può servire, basta cercarli e vagliarli.

Ho cominciato a promuovermi sui social, attraverso amici, entrando in gruppi di autori emergenti e chiedendo ai vari blogger di fare una recensione al libro; ma più andavo avanti e più le cose da fare mi sembravano crescere invece che diminuire. Tale consapevolezza però mi sembra più un’opportunità che un ostacolo e penso che  anche tale attività abbia a che fare in qualche modo con il processo inventivo.

Il mare è grande ma tenendo la barra dritta e credendo in quello che faccio sono sicura che prima o poi qualche conquista arriverà. 

La mia nuova avventura è appena cominciata. Vediamo su quali lidi mi porterà.