Raymond Carver- Cattedrale

Che cosa hanno di particolare i racconti di Carver?

In genere nei suoi racconti non succede nulla, perché le cose sono già accadute o stanno per accadere.

Prima di Raymond Carver, la letteratura si occupava sostanzialmente dei momenti topici della vita delle persone.

Ma, secondo lo scrittore americano, quando i fatti esplodono non sono poi così interessanti.

Non è l’esplosione a essere decisiva, ma il momento in cui è stata accesa la miccia. E questo momento può essere anche molto lontano nel tempo e forse, mentre accade, non sospettiamo che quell’avvenimento, apparentemente leggero e insignificante, potrà cambiare completamente la nostra vita.

Cattedrale, pubblicato nel 1983, è il suo libro più importante. In questi racconti è concentrata tutta l’energia che Carver aveva accumulato e dalla quale è scaturita ogni parola successiva.

Dopo aver consegnato il libro, Carver non ha lavorato per un bel po’ di tempo. E’ come se avesse detto tutto quello che aveva da dire in quel momento.

Carver applica la letteratura a quella parte quasi inconsistente che è la vita; e così davanti a noi, mentre leggiamo, c’è proprio la vita così com’è.

Il racconto che dà il titolo alla raccolta è uno dei più significativi. All’inizio ci sono due personaggi che non sembrano avere molto in comune. Uno dei due deve accogliere in casa uno sconosciuto, per giunta cieco, ed entrambi sono insofferenti a questa situazione.

Ma nel racconto avviene un profondo cambiamento e nel breve arco della narrazione vediamo un sentimento di poca umanità trasformarsi in un sentimento profondamente umano, in modo semplice e sorprendente allo stesso tempo.

Un testo da leggere, come la raccolta a cui dà il nome.

Paolo Rumiz- Trans Europa Express- Il racconto di un viaggio

Questo libro è il racconto di un viaggio che l’autore fa inseguendo l’idea di un confine, in un’Europa che, con l’avanzare omologante dell’Unione Europa, sembra aver smarrito questo concetto.

Non è un caso che la spinta ad intraprendere tale itinerario nasca per lui, che è di Trieste, quando il confine con la Slovenia viene abbattuto con l’ingresso dello stato balcanico nell’area Schengen nel 2007.

Da allora Rumiz, giornalista e scrittore di viaggi, si chiede dove poter trovare ancora una frontiera all’interno del nostro continente e concepisce un viaggio che vada dall’estremo nord, al confine tra Finlandia e Russia fino ad Odessa, sul Mar Nero.

Nell’arco di 33 giorni passa dai paesaggi ghiacciati intorno a Murmansk, la città più grande al mondo a nord del Circolo Polare, inondati dalla luce abbacinante dell’estate artica, al caldo afoso della città ucraina permeata da una luce calda quasi asiatica.

Nonostante sia reduce da una frattura ad un piede, sceglie di viaggiare solo con mezzi pubblici: treni, autobus, traghetti, chiatte e anche in autostop perché ritiene sia l’unico modo per conoscere davvero i luoghi e le persone che vi abitano.

Accompagnato da una fotografa che gli fa anche da traduttrice, Rumiz compie un viaggio verticale saltando dentro e fuori dal confine tra Unione Europea e Russia, tenendosi lontano dagli itinerari turistici e portandosi dietro il minimo indispensabile.

Egli scrive:

In seimila chilometri non ho incontrato un viaggio di gruppo e nemmeno un ristorante cinese. Di italiani meno che meno. Vorrà pur dire qualcosa”

E ancora:

Dalla Norvegia in giù non ho trovato nazioni, solo un lento trascolorare che ignorava le frontiere e le loro ridicolo sbarre. Polacchi in Ucraina, ebrei in Bielorussia […]. Sulla frontiera la gente mi spiazzava sempre, non confermava mai i cliché.”

È a est della frontiera, tra i popoli slavi, che Rumiz trova un senso di fratellanza più profondo, accoglienza a voglia di comunicare. Paesaggi primordiali e più luoghi dell’anima. Chilometro dopo chilometro, popolo dopo popolo ha la sensazione sempre più forte di non trovarsi alla periferia dell’Europa, ma nel cuore stesso di un Europa non ancora contaminato.

In questo viaggio l’autore del libro ritrova il piacere autentico di viaggiare, senza itinerari prestabiliti e guide turistiche a seguito.

…forse i viaggi che riescono meglio sono quelli che non si fanno in tempo a preparare. Quelli che si affrontano senza una zavorra di libri. In leggerezza. Portandosi dietro nient’altro che l’esperienza dei nomadismi precedenti”

E giunto alla fine del viaggio è così saturo di esperienze e arricchito da incontri umani e luoghi che non sa se sarà in grado di riprodurlo completamente in un libro.

Non sappiamo se è riuscito a restituirci tutto, ma sicuramente ha restituito molto.

Dario Bressanini “Pane e bugie”

Dario Bressanini è un chimico e divulgatore scientifico che ha scritto libri di grande successo sui falsi miti dell’alimentazione molto diffusi al giorno d’oggi. Ha anche un profilo Facebook e un canale You Tube sul quale posta video di divulgazione scientifica su argomenti a lui congeniali.

Com’è sua abitudine, l’autore contrappone il rigore della scienza e dei fatti dimostrati ad una serie di leggende metropolitane sugli alimenti fondate su approssimazione ed emotività che contribuiscono alla loro diffusione sia su Internet che sugli altri media.
Tutti abbiamo sentito parlare, e forse abbiamo creduto, al fatto che lo zucchero è bianco perché raffinato da sostanze velenose, mentre quello di canna sarebbe più salutare perché meno trattato; oppure che glutammato, molto usato nella cucina cinese, fa male alla salute, ma nessuno dice che anche il nostro corpo lo produce ed è presente in gran quantità anche nell’italianissimo Parmigiano Reggiano.
L’autore inoltre ci fa riflettere sul fatto che i prodotti biologici contengano meno pesticidi di quelli convenzionali ma l’agricoltura biologica ha in genere una resa minore e non sarebbe in grado di sfamare una popolazione mondiale in continua crescita, se non aumentando le aree coltivate e impattando ancora di più sull’ambiente e sulla biodiversità tanto decantata dagli ambientalisti.
Bressanini fa presente poi che fare buona scienza è difficile e molte ricerche scientifiche finiscono sui media, sempre in cerca di notizie sensazionalistiche, ancora prima che vengano sottoposte alla revisione dei pari che verificano l’attendibilità dell’iter seguito per arrivare al risultato ottenuto.
Un esempio per tutti è quello della ricerca sull’omeopatia su cui sono stati fatti migliaia di studi, di cui molti ne sostengono la validità. Ma se si vanno ad analizzare quelli che seguono un rigoroso metodo scientifico, solo alcune si possono ritenere valide e queste affermano che gli effetti dell’omeopatia si possono paragonare a quelli di un comune placebo.
Questo testo è un pozzo di informazioni che difficilmente si trovano sui comuni mezzi di comunicazione e soprattutto ci guida ad analizzare le varie questioni da diversi punti di vista. Solo così saremmo in grado di capire veramente ciò che ci circonda e potremmo fare scelte consapevoli e razionali.

Bressanini ci mostra la realtà da un punto di vista diverso rispetto alle informazioni da cui siamo travolti quotidianamente e contribuisce alla formazione dello spirito critico. Si può anche non essere d’accordo su alcune sue argomentazioni, ma i suoi libri ci aiutano a crescere.

N.N. Taleb “Il cigno nero”

Il “Cigno nero” è un saggio pubblicato per la prima volta nel 2007 dal filosofo ed ex-trader libanese Nassim Nicholas Taleb che per tutta la vita si è dedicato alle scienze dell’incertezza.

In breve tempo questo testo è diventato uno dei più letti e commentati ed è considerato uno dei libri che più hanno influito sul pensiero degli ultimi decenni.

Secondo il suo autore il Cigno nero è un evento che possiede le tre caratteristiche seguenti.

In primo luogo è un evento isolato, che non rientra nel campo delle normali aspettative.

In secondo luogo ha un impatto enorme.

In terzo luogo, nonostante il suo carattere di evento inaspettato, la natura umana ci spinge ad elaborare a posteriori giustificazioni della sua comparsa.

Fa parte della nostra natura cercare di trovare una spiegazione a quel che accade, specialmente se ha un impatto smisurato. Trovare un nesso tra due eventi è rassicurante e ci dà l’illusione di avere il controllo sul flusso degli avvenimenti sia storici che personali.

Secondo Taleb però la storia non è una successione di eventi concatenati tra di loro secondo una logica di causa ed effetto, ma procede a scatti, seguendo procedimenti casuali più che causali.

Nei libri di scuola tutti noi abbiamo imparato che la Prima Guerra Mondiale è stata la conseguenza ovvia e inevitabile di processi che erano iniziati decenni prima, come per esempio le tensioni crescenti tra i vari stati, il nazionalismo diffuso e le tendenze imperialiste di alcuni.

In realtà nel 1914, alla vigilia dello scoppio della guerra, nessuno si aspettava davvero un conflitto, sia perché gli attriti tra stati sembravano comunque sanabili con interventi diplomatici sia perché i vari sovrani europei erano tutti o quasi imparentati tra di loro.

Secondo Taleb, sono gli storici che con il loro intervento delineano a posteriori i rapporti di causa ed effetto tra gli avvenimenti che nella realtà non ci sono.

Ovviamente questo non vale solo per la storia ma per tutti i campi del sapere e spesso anche per la nostra vita personale.

Il problema è che sembra che tutti si comportino come se il Cigno nero, essendo un evento raro e imprevedibile, non esistesse.

Tutti noi siamo portati a concentrarci sui dettagli, invece che sul quadro generale. Invece è facile comprendere che la vita è l’effetto cumulativo di pochi scossoni rilevanti.

Molti Cigni neri sono causati ed ingigantiti proprio dal fatto che sono imprevisti.

Pensiamo all’attacco terroristico dell’11 settembre. Se il rischio fosse stato preso in considerazione nei giorni precedenti, l’attacco non sarebbe mai avvenuto.

Non è strano che si verifichi un evento proprio perché non lo abbiamo previsto.

Pensiamo allo tsunami del 2004. Se fosse stato previsto, si sarebbero prese delle contromisure per limitarne i danni. Non si poteva evitare, ma contenere sì.

Noi agiamo come se fossimo in grado di prevedere eventi storici. I nostri errori nella previsione di eventi politici ed economici sono spesso giganteschi, ma continuiamo a pretendere di fare previsioni basandoci su avvenimenti del passato, come se questo bastasse per prevedere quelli futuri.

Non ci rendiamo conto che siamo in balia degli eventi rari, che possono travolgerci come un maremoto mentre conduciamo la nostra vita di tutti i giorni.

Dobbiamo accettare l’esistenza dei Cigni neri, invece di cercare ingenuamente di prevederli.

Focalizzandoci su ciò che non sappiamo, invece che su quello che conosciamo, potremmo collezionare Cigni neri fortunati aumentando al massimo l’esposizione ad essi. Bisogna essere attenti a cogliere tutte le opportunità che la vita ci riserva. Spesso non è scontato che ciò che accada.

Contrariamente a ciò che sostengono le scienze sociali, quasi nessuna scoperta o tecnologia di rilievo è nata dalla progettazione e dalla pianificazione. La scoperta della ruota, quella della penicillina e il successo di Google sono solo alcuni esempi che si possono fare.

Questi si possono considerare Cigni neri positivi. In alcuni casi, come in quello di Google, i loro creatori sono stati travolti da un successo, sia economico che di popolarità, inaspettato e fuori scala.

Ma come facciamo ad affrontare il Cigno nero?

Il mondo è dominato da ciò che è sconosciuto e molto improbabile (secondo la nostra conoscenza attuale), mentre noi continuiamo a concentrarci su ciò che è conosciuto e ripetuto.

Questo implica la necessità di utilizzare l’evento estremo come punto di partenza, non come un eccezione da nascondere sotto il tappeto.

Le probabilità degli eventi rari non sono calcolabili; è molto più facile constatare l’effetto che tali eventi hanno su di noi. Non conosco le probabilità di un terremoto, ma mi posso concentrare sulle conseguenze. Non dobbiamo far altro che limitare gli effetti di tale evento potenzialmente catastrofico, per esempio costruendo edifici adatti.

Secondo Popper, uno dei punti di riferimento di Taleb, per prevedere ciò che accadrà è necessario conoscere le tecnologie che saranno scoperte in futuro, ma se tale conoscenza ci permetterebbe di svilupparle subito. Quindi non sappiamo quel che sapremo.

Dobbiamo quindi concentrarci su come evitare o limitare gli effetti negativi e potenzialmente catastrofici del Cigno nero.

Ma gli esseri umani non sembrano ancora aver imparato bene la lezione.

Gli avvenimenti degli ultimi mesi lo dimostrano in modo evidente.

Federico Rampini- La seconda guerra fredda

Rampini, profondo conoscitore sia della società cinese che di quella americana, in questo libro spiega in maniera chiara come siano cambiati negli ultimi decenni i rapporti tra le due maggiori economie mondiali.

Esamina la capacità della Cina di assorbire, in modo più o meno lecito, il know-how industriale e tecnologico di molte aziende occidentali, in cambio dell’ accesso al suo sterminato mercato, per poi insidiare in molti settori la supremazia americana e sostituire con le proprie imprese quelle straniere. Per questo motivo ormai grandi aziende come Amazon o Apple non sono più leader del mercato cinese, ma sono state soppiantare da colossi locali che non hanno niente da invidiare ai loro omologhi americani.

Per raggiungere tali livelli ha giocato un ruolo importante il forte nazionalismo cinese che ha portato lo stato a favorire le proprie imprese, oltre al forte accentramento dei poteri che è stato portato avanti del leader Xi Jinping. Lo stesso leader cinese ha più volte sottolineato che il suo Paese è destinato ad allargare sempre di più la sua leadership economica e questo può portare beneficio secondo lui anche agli altri popoli. Xi ha raccomandato alle potenze occidentali e in particolare agli Usa di non cadere nella trappola di Tucidide, il quale, quando Atene stava emergendo come potenza militare ai danni di Sparta, affermò come inevitabilmente si sarebbe arrivati ad una guerra, fatto che puntualmente si verificò.
Rapini fa anche notare che l’allarme per la crescita della Cina è presente non solo in Trump che risponde spesso in modo emotivo e non sempre efficace, anche se con motivazioni che sono tutto sommato condivisibili, ma in molti politici anche democratici.
Il fatto che la Cina sia uscita più o meno indenne dalla grande crisi del 2008 ha fatto spesso ribadire al suo leader maximo che tutto sommato la forma di governo cinese si possa considerare più stabile ed efficiente rispetto alle democrazie occidentali che da qualche anno sembrano sempre più in crisi.
Un buon libro che illumina in modo equilibrato e non ideologico i poteri di forza che governeranno il mondo nei prossimi decenni.

Massimo Recalcati- L’ora di lezione

In questo testo pubblicato nel 2014 il noto psicoanalista Massimo Recalcati riflette su cosa significa essere insegnanti oggi in una società in cui la scuola sembra aver perso il suo ruolo di guida e la sua autorevolezza.

La tesi dell’autore è che l’insegnante è una figura insostituibile a patto che non si limiti a trasmettere nozioni e far apprendere competenze ma che sappia rendere vivo quello che insegna creando ore di lezioni appassionate ed emozionanti che sappiano aprire mondi nuovi.

Il problema della scuola oggi, dice Recalcati, non è la sua faccia feroce che la assimila a un carcere, ma il fatto che non appare più decisiva nella formazione degli individui.

Ma come si è arrivati a questa crisi profonda che ha colpito la scuola? Per rispondere possiamo chiamare i causa il concetto di “complesso”.

Riguardo la scuola possiamo isolare tre complessi che fanno riferimento a tre figure della mitologia: il complesso di Edipo, il complesso di Narciso e il complesso di Telemaco.

La Scuola- Edipo si fonda sulla potenza della tradizione e sull’autorità del padre. Il sapere che viene trasmesso esprime una fedeltà cieca nei confronti dell’autorità del passato.

Le contestazioni del ’68 e del ’77 rispondono a tutti questi criteri chiaramente edipici: i figli contro i genitori, gli allievi contro gli insegnanti, il desiderio contro la Legge.

Ma l’errore di queste contestazioni, pur feconde di idee innovative, fu quello di sostenere una versione solo puberale della libertà. Senza la Legge il desiderio si frammenta e diventa puro caos.

La scuola che viene fuori dal tale periodo è quella che possiamo definire Scuola-Narciso.

Quella di Narciso è la tragedia del perdersi nella propria immagine, del mondo ridotto a immagine del proprio Io.

In questo contesto è sempre più difficile reperire la differenziazione simbolica dei ruoli. I genitori si alleano con i figli e lasciano gli insegnanti nella più totale solitudine e spesso, oltre alla loro funzione, devono ricoprire anche quella di genitore degli allievi.

Inoltre l’indebolimento dei legami sociali rafforza un rapporto simbiotico con l’oggetto tecnologico e con la connessione perpetua alla rete.

Dalla scuola ideologica precedente al ’68, siamo passati negli ultimi decenni alla Scuola-azienda in cui il modello sottostante è ipercognitivista. Il suo scopo è quello del riempimento delle teste, della computerizzazione delle conoscenze.

La rete sembra avere una risposta a tutto e chiunque può avervi accesso. Ma si tratta di una massa di informazioni senza profondità e spesso i singoli individui non sembrano avere le capacità critiche per orientarsi in questo sconfinato mare.

Ma si tratta di una condizione che provoca disagio negli adolescenti, un disagio non più centrato sull’antagonismo tra generazioni, ma sulla perdita della differenza, sull’assenza di adulti in grado di esercitare funzioni educative.

Le nuove generazioni sono abitate da una domanda di padre, come accade proprio a Telemaco.

Diversamente da Edipo, Telemaco riconosce il debito verso il padre, non lo vive come un nemico nel crocevia del suo desiderio.

Nel caso degli insegnanti non si tratta più di perseguire l’ideale dell’insegnante-padrone che sa dire l’ultima parola sul senso della vita, ma quello dell’insegnante-testimone che sa aprire mondi attraverso la potenza erotica della parola.

L’acceso alla cultura apre ad una vita più soddisfatta in grado di allargare il proprio orizzonte.

Ma perché vi sia desiderio di sapere è necessario un contagio. Ma come si può far sorgere il desiderio dei sapere quando l’apprendimento del sapere deve essere obbligatorio?

L’obbligo della Scuola segna l’uscita necessaria del soggetto dalla famiglia e il suo possibile incontro con altri mondi: è l’obbligo dell’esilio, del passaggio dalla lingua madre alla lingua dell’alfabeto.

Ma come fa l’insegnante a far nascere il desiderio di imparare? Esiste solo una condizione e riguarda il modo in cui un insegnante entra lui stesso in rapporto con ciò che insegna.

Come dice Pennac nel suo Diario di scuola:

la presenza dei miei allievi dipende strettamente dalla mia: dal mio essere presente all’intera classe, e a ogni individuo in particolare, dalla mia presenza alla mia materia, dalla mia presenza fisica, intellettuale e mentale, per i cinquantacinque minuti in cui durerà la mia lezione

L’ora di lezione in questo senso può davvero cambiare la vita di chi ci sta di fronte: quello che conta davvero è la trasmissione dell’amore del sapere.

L’insegnante indica la strada ma è il singolo alunno che deve imparare a percorrerla, senza recidere le proprie radici o annullare la propria individualità.

Non esiste un sapere che va bene per tutti, ma una soggettivazione del sapere che ognuno deve raggiungere.

Anoressia. Le patologie del comportamento alimentare

Di Luca Giorgini, Ludovica Costantino, Manuela Petrucci

In questo testo, gli autori spiegano in modo semplice ma non superficiale le patologie legate ad uno scorretto rapporto con il cibo che affondano le loro radici nelle fasi dell’allattamento e dello svezzamento. Tali momenti della vita di un bambino sono cruciali in quanto se non si crea un rapporto empatico con chi gli somministra il cibo, se tale atto viene espletato in modo meccanico o con modalità eccessivamente ansiose, il piccolo potrebbe non sviluppare un rapporto positivo con il genitore fino ad arrivare alla “pulsione di annullamento” quando tale contatto si rivelasse deludente.
Se la personalità del bambino non si sviluppa in modo corretto, arrivato alla pubertà, potrebbe sviluppare patologie legate ad un rapporto conflittuale con il cibo come l’anoressia, la bulimia o l’obesità. Le prime due sono facce della stessa medaglia dove la prima si traduce in un controllo quasi ossessivo per le calorie e un tentativo di mortificare il corpo fino a quasi farlo sparire, talvolta con esiti tragici; la seconda si manifesta alternando grandi abbuffate e vomito indotto per il senso di colpa che deriva dall’aver perso il controllo sul cibo. Anche l’obesità, che a prima vista potrebbe sembrare meno grave rispetto alle prime due, dovrebbe essere trattata non solo a livello di riduzione materiale del peso corporeo ma anche come disturbo psicologico.
Nel testo vengono anche trattati i modelli della società moderna che possono accelerare l’insorgenza di tali malattie come quelli legati al mondo della moda, della danza e delle palestre ( quando il raggiungimento della forma fisica diventa un’ossessione). Nell’ultima parte vengono illustrate brevemente anche le modalità con cui dovrebbe essere fatta la psicoterapia che non deve mai essere disgiunta dall’intervento sul corpo dei malati che talvolta si rende necessaria per salvare loro la vita. Sono riportati inoltre numerosi esempi e testimonianze di diretti interessati che fanno toccare con mano la drammatica situazione di queste persone.
Un libro che consiglierei a tutti ma soprattutto a genitori, insegnanti e educatori in genere perché riuscire a cogliere le spie di tali problematiche potrebbe aiutare ad intervenire prima che la situazione precipiti e diventi difficilmente curabile

Marco Balzano- “Resto qui”

“Resto qui” è un romanzo pubblicato nel 2018 dallo scrittore milanese Marco Balzano, secondo classificato con quest’opera al Premio Strega e vincitore di altri riconoscimenti.

Il romanzo è stato tradotto in numerosi stati esteri sia europei che extraeuropei.

“Resto qui” è un romanzo sul senso di radicamento, sull’idea di identità legata all’appartenenza ad un luogo preciso dove si è nati e dove la propria famiglia vive da sempre. Un luogo che sembra ai margini del mondo ma che, suo malgrado, viene investito dagli avvenimenti del XX secolo che lo travolgono e trasfigurano. Prima l’arrivo del fascismo, poi quello dei nazisti cambiano completamente il modo di vivere degli abitanti di Curon, un piccolo centro dell’Alto Adige, che si trovano a dover scegliere tra restare e andarsene e iniziare una nuova vita altrove.
Sopravvissuti alla seconda guerra mondiale, pur con ferite e divisioni che non verranno più meno, complice anche il trauma privato dell’allontanamento della figlia piccola, la famiglia di Trina si accinge a riprendere la vita di un tempo. Ma ciò che non è stata in grado di fare la guerra, riesce il progresso e l’industrializzazione dello stato italiano che, senza curarsi minimamente delle esigenze del territorio dei suoi abitanti, fa costruire una grande diga che sommergerà tutto l’abitato, lasciando scoperto solo il campanile della chiesa. Anche in questo caso, anche se straziati da quest’ennesimo sopruso, Trina e il marito decidono di rimanere, accettando il piccolo prefabbricato messo a disposizione dalla ditta di costruzione nel nuovo abitato fatto costruire a monte del precedente, senza la possibilità di tenere più gli animali e fare la vita da contadini, visto che pascoli e campi da quelle parti non ce ne sono più.
Scritto con un linguaggio piano, fatto di brevi ma incisive frasi, il libro di Balzano è un’intensa pagina di storia italiana e, allo stesso tempo, un riuscito tentativo di elevare una storia privata a modello universale, valida al di là del contesto da cui trae ispirazione.

Ray Bradbury- “Fahrenheit 451”

Fahrenheit 451 è un romanzo di fantascienza del 1953, scritto da Ray Bradbury

Ambientato in un imprecisato futuro, vi si descrive una società distopica in cui è considerato reato leggere o possedere libri, visti come strumenti che potrebbero spingere gli uomini a pensare e maturare una coscienza critica verso la società in cui vivono.

Per contrastare questo fenomeno, i vigili del fuoco (firemen in inglese) avranno il compito non di spegnere gli incendi, ma di appiccarli dove si trovano libri e bruciare le case di coloro che li posseggano.

Il titolo del romanzo si riferisce a quella che Bradbury riteneva essere la temperatura di accensione della carta.

Il protagonista, Guy Montag, fa il pompiere, come un tempo suo padre e suo nonno. Inizialmente sembra convinto della bontà del suo lavoro ma l’incontro con una ragazza, sua vicina di casa, gli fa prendere consapevolezza dell’esistenza alienata che conduce.

La moglie sembra trovare la vitalità solo in mezzo a schermi televisivi giganti con i quali può interagire in un perenne talk show dove tutti gridano frasi superficiali e stereotipate. Per il resto il loro rapporto sembra essere quasi inesistente.

La ragazza ad un certo punto scompare ma Montag inizia a chiedersi cosa contengano i libri e perché le persone rischino la libertà e la loro vita: l’incontro con un’anziana donna che preferisce bruciare nella sua casa anziché abbandonare i libri lo sconvolge completamente.

Comincia a portarsi dei libri a casa, ne legge alcuni e vi trova una ricchezza insospettabile. Ma il capitano della sua squadra si rende conto che qualcosa non va in lui e, prima cerca di convincerlo a cambiare idea, poi una notte lo porta proprio davanti a casa sua ad appiccare un incendio. Infatti la moglie, spaventata dal ritrovamento dei libri nell’abitazione, lo ha denunciato.

La situazione precipita e alla fine Montag riesce a rifugiarsi lontano dalla città in un posto vicino al fiume dove si è formata una comunità di uomini che custodiscono nella loro memoria ognuno un libro. Sono la vera memoria culturale dell’umanità che sta per sprofondare nel baratro di una guerra catastrofica. Gli uomini-libro saranno la base da cui ripartire perché la società ciclicamente si inabissa ma poi trova sempre il modo di riemergere.

Un libro visionario e sempre attuale. Assolutamente da leggere, anche per i meno appassionati del genere. L’unico appunto che mi sento di fare è sul linguaggio che a tratti mi sembra ridondante e non particolarmente asciutto. Ma forse è solo un gusto personale.

Riguardo l’idea che ha dato inizio al romanzo, sicuramente Bradbury da adolescente fu inorridito dal rogo dei libri del regime nazista e, in seguito, dalla feroce repressione di Stalin che coinvolse anche numerosi poeti e scrittori, ritenuti pericolosi per la sopravvivenza del regime.

Ma Fahrenheit 451, a differenza di 1984 di Orwell, è una critica soprattutto nei confronti dei regimi democratici, basato su un sempre più invadente consumo di massa e sulla dittatura dei mass media. Bisogna considerare anche che negli anni Cinquanta negli Stati Uniti dominava il maccartismo, un clima di caccia alle streghe in cui chiunque fosse sospettato di avere anche solo simpatie comuniste spesso veniva messo sotto processo, perdendo lavoro e dignità.

Maurizio Barbarisi – “Scrittura creativa. Istruzioni per l’uso”

Maurizio Barbarisi gestisce il blog letterario “Briciolanellatte Weblog” che raccoglie, oltre a moltissimi articoli che riguardano la scrittura, più di ottocento storie minime, diverse delle quali vincitrici di concorsi.

Dalla sua esperienza come scrittore che negli anni ha perfezionato sempre di più arrivando ad una notevole perfezione formale, nasce questo manuale molto utile sia per chi si sta accostando alla scrittura sia per chi già scrive e vuole migliorare la sua tecnica.

Barbarisi, per costruire il suo edificio, parte dalle fondamenta, mettendo in rilievo che lo scrittore non possa prescindere da alcuni elementi basilari come:

-avere un buon patrimonio di libri letti alle spalle e continuare a leggerli, anche libri su come scrivere, soprattutto se di grandi autori;

– possedere un’appropriata conoscenza della grammatica e sintassi;

– saper ascoltare, osservare, essere curiosi

– esercitarsi a scrivere quanto più è possibile

– avere passione e una discreta fantasia

Il talento è sicuramente importante, afferma, ma sono pochi quelli che davvero lo posseggono. Il vero motore della scrittura è la passione che ci spinge a conoscere a fondo gli autori che leggiamo e ad esercitarsi a scrivere possibilmente tutti i giorni. Raccomanda di non perdersi d’animo: con il duro lavoro e la ricerca continua si riescono a raggiungere buoni risultati.

Molto importante anche consultare un buon vocabolario, non dando per scontato di conoscere il significato delle parole. A volte il controllo sul dizionario può riservare delle sorprese.

Bisogna diventare pienamente consapevoli del valore della parola usata.

Barbarisi si sofferma su numerose questioni: da considerazioni generali sulla scrittura alla spiegazione di come nasce il pensiero creativo, da quelle squisitamente tecniche a veri e propri suggerimenti su come creare storie o superare il blocco dello scrittore, con semplici esercizi pratici che ognuno può mettere in pratica.

Riguardo la punteggiatura, per esempio, afferma che dovrà essere leggera, morbida, così rispettosa del ritmo della frase da risultare praticamente invisibile. Chi legge deve scorrere il testo con naturalezza.

Se in un testo stai mettendo la quarta virgola nella stessa frase significa o che la frase è troppo lunga o che stai esagerando con le virgole.

Il testo risponde a diversi dubbi che possono venire a chi scrive: da come si usano le virgolette alla differenza tra il trattino breve o lungo, dall’opportunità di utilizzare i puntini di sospensione a quello delle parentesi (per fare alcuni esempi), in un impianto che prevede capitoli brevi e facilmente consultabili ogni volta che lo desideriamo.

Lo scrittore si deve creare una sua officina delle idee. Spesso il processo creativo è dovuto al caso. Ma non bisogna aspettare l’ispirazione, ma mettersi nella condizione di essere ricettivi.

E’ necessario dedicare alla scrittura tempo e spazio appositi quasi come dei burocrati della penna, magari iniziando alla stessa ora, nello stesso ambiente, ecc.

Simenon, per esempio,scriveva tra le nove alle tredici ore al giorno.

Infatti più si scrive più si stimola la fantasia, creando una certa abitudine alla scrittura.

Una semplice idea per farsi venire delle buone idee può essere quella di rileggere ciò che già si è scritto. Potrebbe venirti in mente uno spin-off, una costola del racconto che sviluppa un personaggio o una certa situazione

Conserva gli spunti non finiti in un luogo sicuro, assegnando un nome creativo alla cartella, come ad esempio “pensatoio” o “Officina delle idee”.

Inoltre sarà utile scegliersi un luogo tranquillo, un luogo dell’anima in cui ti senti rilassato ma anche pieno di stimoli, es. la musica o il cinguettio degli uccelli. Può essere anche un luogo immaginario se in casa non è possibile trovare quello adatto. Anche camminare può servire per trovare nuovi stimoli e idee.

Fondamentale è mettersi in ascolto della propria emotività e creatività. Azzerare la razionalità. Importanza della predisposizione mentale, oltre all’ambiente.

Pensarci prima di andare a dormire. Il cervello potrebbe rielaborare nei sogni questa idea. Sarebbe importante annotarsi i sogni la mattina. Se ci alleniamo a farlo, ce li ricorderemo sempre meglio e potrebbero costituire un serbatoio infinito di materiale utile. Accostamenti curiosi, stimolanti dal punto di vista ideativo.

Utilizzare le letture altrui non per copiarle ma per farsi stimolare intellettualmente.

Scorrendo nella lettura troverete suggerimenti sulla costruzione del personaggio, dei dialoghi, la spiegazione delle tecniche narrative e sull’importanza del ritmo per tenere incollato il lettore alla vostra storia. Sono presenti indicazioni su come iniziare o concludere il vostro racconto e su come correggerlo, oltre ad esercizi per sviluppare la propria creatività.

Questi sono solo alcune delle tematiche affrontate in questo testo che non ha niente da invidiare, per ricchezza e competenza dell’autore, ai manuali di scrittura più quotati. Un manuale molto chiaro e alla portata di tutti ma da leggere e rileggere per comprendere fino in fondo tutti le questioni concernenti la scrittura, che non è una attività semplice ma che può dare grande soddisfazione a chi vi si dedica con passione e abnegazione.

Nell’ultima parte è riportata una selezione di racconti pubblicati dall’autore. Una lettura molto piacevole.